Crisi energetica, gli studenti dicono no alla dad: “È un trauma non superato”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre l’ombra di un lockdown energetico si allunga sul Paese a causa del conflitto in Medio Oriente – con il governo che valuta misure come lo smart working e le targhe alterne per ridurre i consumi – tra i banchi di scuola riaffiora lo spettro della didattica a distanza. Un’ipotesi, quest’ultima, che il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha tuttavia escluso con una certa fermezza, dichiarando che la Dad non è “contemplata in alcun modo”. A raffreddare gli animi, sollevati dal sindacato Anief che paventava un possibile stop delle attività già a partire da maggio, arriva però una doccia gelata direttamente dai diretti interessati: gli studenti, infatti, sembrano intenzionati a non ripetere l’esperienza dell’isolamento forzato.

La resistenza della generazione Z

Secondo un instant poll condotto dal portale Skuola.net su oltre 1.500 studenti, ben il 65% degli intervistati si è detto assolutamente contrario a un ritorno delle lezioni dietro uno schermo, specie se motivato dal caro-benzina. Un rifiuto categorico che testimonia come la Generazione Z, quella che ha vissuto in prima persona i lunghi mesi di isolamento, porti ancora addosso il peso di quella che molti definiscono un’esperienza traumatica. Le reazioni, raccolte a caldo sui social, non lasciano spazio a interpretazioni: si passa dalla rabbia di chi sente che “l’istruzione paga sempre il prezzo delle crisi” alla frustrazione per un modello didattico ritenuto inefficace e privo di quel contatto umano che, in fondo, rappresenta l’essenza stessa dell’andare a scuola.

Le ragioni del fronte del “no” (e quelle del sì)

A guidare questa opposizione non è solo la nostalgia della socialità perduta; c’è, a ben vedere, una vera e propria insofferenza verso la tecnologia che, durante la pandemia, ha mostrato tutti i suoi limiti emotivi e didattici. “Davanti a un PC l’attenzione cala e non si impara nulla”, scrivono alcuni, mentre altri ricordano il sacrificio di “anni preziosi di socialità” che non sono disposti a rimettere in discussione. Esiste, tuttavia, una minoranza significativa – circa il 35% – che guarda alla Dad con occhi diversi. Per questi ragazzi, spesso pendolari o provenienti da famiglie con bilanci messi a dura prova dal caro-carburante, la didattica a distanza rappresenterebbe un sollievo economico non indifferente. “Con quello che costa la benzina, stare a casa aiuterebbe l’economia familiare”, è il pensiero di chi vede nell’emergenza un’opportunità per ridurre gli sprechi e alleggerire le spese di trasporto.

Un’ipotesi archiviata dal governo

Nonostante le divisioni nel mondo studentesco, il dibattito sembra destinato a rimanere puramente accademico. A tagliare corto sulle illazioni ci hanno pensato i vertici dell’esecutivo: il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e lo stesso Valditara hanno lavorato per rimuovere dal linguaggio politico i toni più allarmistici, assicurando che la Dad non è mai stata seriamente contemplata come soluzione alla crisi energetica. In un contesto di incertezza internazionale, dove l’Europa sollecita il ricorso allo smart working per ridurre i costi e le emissioni, la scuola italiana sembra quindi intenzionata a tenere le porte aperte, anche a costo di affrontare altre difficoltà logistiche, pur di non rivivere il clima di reclusione che ha segnato gli anni della pandemia.

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