Salvini esclude piani di razionamento e chiude alla dad: “Né scuole né uffici saranno chiusi”
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Redazione Interno
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L’ipotesi di un ritorno alla didattica a distanza, avanzata nei giorni scorsi da più parti come misura emergenziale per far fronte a una possibile escalation della crisi energetica legata al conflitto in Iran, ha incontrato un muro invalicabile nel governo. Se il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, aveva già avvertito che quella modalità “non è una misura contemplata nel piano dell’esecutivo”, è stato il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, a ribadire con forza il concetto nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta mercoledì 8 aprile a Roma, presso la sede della Stampa estera a Palazzo Grazioli. Il clima, complice l’annuncio di una tregua – seppur momentanea – tra gli Stati Uniti e Teheran, era tesissimo, ma il titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti ha voluto spegnere sul nascere qualsiasi suggestione legata a lockdown o chiusure generalizzate.
Nessun piano di razionamento, la smentita del ministro
Rispondendo a una domanda precisa dei giornalisti, che chiedevano conto di un possibile contingentamento dei consumi vista la volatilità del prezzo del greggio, Salvini è stato categorico. “Non c’è allo studio nessun piano sul razionamento di carburante, né sulla chiusura di scuole, uffici, fabbriche e negozi”, ha affermato, utilizzando un tono che non lasciava spazio a interpretazioni. Il vicepremier ha escluso anche l’adozione massiccia dello smart working, definendola una soluzione che in questo momento non vuole neppure prendere in considerazione. Queste dichiarazioni arrivano in un contesto di grande preoccupazione per l’andamento dei listini, dove il costo del gasolio – nonostante il taglio delle accise prolungato dall’esecutivo – si è ormai stabilizzato su soglie che preoccupano le imprese, avvicinandosi a quota 2,2 euro al litro.
A fronte di questa tensione, lo stesso Salvini ha ammesso di aver tirato un “sospiro di sollievo, seppur momentaneo” per la tregua in Medio Oriente, auspicando che questa possa tradursi in una riduzione rapida dei prezzi alla pompa. La speculazione, ha aggiunto, sarà tenuta sotto controllo dalla Guardia di Finanza, che vigilerà per evitare rincari ingiustificati nella catena di distribuzione. L’attenzione dell’opinione pubblica, infatti, rimane focalizzata sulla capacità del Paese di resistere a uno shock energetico senza dover sacrificare i servizi essenziali, un equilibrio che il governo intende preservare blindando i settori strategici.
La scuola al centro del dibattito, tra presente e futuro
Il fronte della didattica rimane quello più sensibile, soprattutto dopo le esperienze traumatiche del passato recente legate alla pandemia. Le parole di Salvini e Valditara vogliono dunque essere un segnale preciso agli operatori del settore: a maggio, con l’anno scolastico ormai agli sgoccioli, la dad è da considerarsi “fantascienza”, anche perché – come osservato da più parti – il risparmio energetico derivante dal mandare a casa studenti e personale sarebbe marginale rispetto ai danni sociali e didattici che ne deriverebbero. Tuttavia, il nodo vero rimandato al futuro riguarda settembre. Se la guerra in Iran dovesse prolungarsi oltre l’estate, trascinandosi dietro la crisi dei rifornimenti, il quadro potrebbe cambiare radicalmente; in quello scenario, tenere gli edifici scolastici aperti – e quindi riscaldati – diventerebbe un costo potenzialmente insostenibile per le casse dello Stato, costringendo forse anche i più scettici a riconsiderare le proprie posizioni.
Carburanti e gas russo, la strategia contingente del governo
Nel suo intervento alla stampa estera, il ministro ha toccato anche il nervo scoperto dell’approvvigionamento di gas. Alla domanda se l’Italia intendesse riconsiderare l’acquisto di idrocarburi dalla Federazione Russa come contromossa alla crisi dei prezzi, Salvini ha posto una condizione stringente: “Riprendere le forniture dalla Russia – ha spiegato – spero possa essere una prospettiva ad armi deposte fra Kiev e Mosca”. Al momento, con il conflitto in corso, il vicepremier ritiene complicato fare business, sottolineando che l’Italia non può scegliere da sola in seno al contesto europeo. In attesa di sviluppi, l’esecutivo punta a ottenere una deroga al patto di stabilità per avere maggiore flessibilità di bilancio, una mossa definita dallo stesso Salvini come il “minimo del buonsenso” per aiutare famiglie e imprese a far fronte a bollette e rincari del riscaldamento.




