Salvini: riaprire a gas russo a conflitto terminato, nessun piano sul razionamento di carburante
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Redazione Interno
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La tregua in Iran, annunciata nelle ultime ore, ha immediatamente riverberato i suoi effetti – o almeno così si augura il vicepremier – sulle quotazioni dei carburanti alla pompa. Matteo Salvini, ministro dei Trasporti e leader della Lega, ha convocato una conferenza stampa presso la sede della Stampa estera a Roma per chiarire la posizione del governo su due fronti caldi: il costo dell’energia e l’ipotetico rischio di razionamenti. «È chiaro che il costo dei carburanti è direttamente legato a quello che accade in Medio Oriente», ha esordito, gettando un ponte tra la geografia dei conflitti e la sofferenza quotidiana degli automobilisti italiani. L’auspicio, tradotto in attesa concreta, è che il crollo del prezzo del barile registrato dopo la distensione dei rapporti con Teheran si traduca in un analogo e rapido ribasso alle colonnine. «Mi aspetto nelle prossime ore un calo dei prezzi», ha scandito, affidando alla Guardia di finanza il compito di vigilare affinché non si ripeta il meccanismo per cui – come ha osservato – le compagnie sono fulminee nell’aumentare i listini quando il petrolio sale, ma fin troppo lente nel ridurli quando la materia prima scende.
La doppia velocità dei listini e la vigilanza annunciata
Salvini ha rivelato di aver sentito i colleghi Giorgetti e Urso, quasi a voler suggerire una cabina di regia allargata sul tema dei prezzi. Il ragionamento del ministro parte da un presupposto: la speculazione, se non arginata, rischia di divorare i benefici della tregua mediorientale. Per questo, l’utilizzo di «tutti gli strumenti» delle Fiamme gialle diventa una clausola implicita della sua promessa. Nessuna cifra, nessuna ordinanza pronta, ma una dichiarazione di intenti che suona come un avvertimento diretto ai gestori degli impianti e alle multinazionali del settore. D’altronde, il legame tra il greggio e la benzina alla pompa non è mai lineare, e in passato l’esecutivo ha già invocato interventi dell’Antitrust. Stavolta, però, la cornice è diversa: la tregua in Iran rappresenta una variabile inedita, e il vicepremier ne cavalca l’onda per chiedere un aggiustamento immediato.
Nessun razionamento in vista, esclusa ogni ipotesi di chiusure
L’altra notizia, destinata a tranquillizzare famiglie e imprese, riguarda l’assenza di piani per il razionamento. «Al momento non c’è nessuno studio di chiusura di scuole o fabbriche o negozi», ha tagliato corto Salvini, riferendosi esplicitamente al timore che la chiusura dello stretto di Hormuz potesse innescare una crisi energetica tale da costringere a misure drastiche. Una preoccupazione, questa, circolata in ambienti industriali e sindacali nelle scorse settimane, alimentata dall’incertezza sui flussi di petrolio dal Golfo Persico. Il ministro è stato ancora più netto quando i cronisti gli hanno chiesto se fosse escluso un piano per il razionamento dei carburanti: «Sì, in questo momento non voglio neanche prenderlo in considerazione», ha risposto, chiudendo di fatto ogni ipotesi interventista sulla domanda. Nessuna ordinanza, nessuna riduzione degli orari di apertura, nessuna turnazione per i rifornimenti: la linea è quella della normalità.
Il gas russo come obiettivo futuro, ma solo dopo la pace
Sul capitolo più strategico, quello dell’approvvigionamento energetico a medio termine, Salvini ha infine ribadito una posizione nota ma carica di implicazioni geopolitiche. «Riaprire al gas russo», ha detto, ma solo «a conflitto terminato». La condizione non è scontata, perché lega la politica energetica nazionale all’esito di una guerra – quella in Ucraina – che non accenna a esaurirsi. Tuttavia, il vicepremier ha voluto distinguere tra l’emergenza contingente (carburanti e tregua in Iran) e la pianificazione futura. Il gas della Federazione Russa, che prima dell’invasione rappresentava circa il 40% delle importazioni italiane, rimane sullo sfondo come una risorsa a cui attingere una volta ricostituite le condizioni diplomatiche. Nessuna tempistica, nessuna trattativa anticipata: solo un’indicazione di principio che guarda a un orizzonte di pace, lontano dalle tensioni attuali.




