Crisi carburante in Russia, scatta il razionamento con le targhe alterne

Crisi carburante in Russia, scatta il razionamento con le targhe alterne
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crisi del carburante in Russia si aggrava e le autorità locali, per cercare di gestire l'emergenza, hanno introdotto un sistema di razionamento che si basa sul numero di targa dei veicoli. Un meccanismo che ricorda quello già adottato in altri Paesi durante situazioni di estrema emergenza, come gli Stati Uniti dopo l'uragano Sandy del 2012, e che testimonia la crescente difficoltà di Mosca nel garantire la normale distribuzione di benzina e diesel sul territorio nazionale.

Un sistema a giorni alterni

Il funzionamento del nuovo sistema è tanto semplice quanto draconiano: nei giorni pari possono fare rifornimento esclusivamente le auto con targhe che terminano con un numero pari, mentre nei giorni dispari il diritto di accesso alle pompe è riservato ai veicoli con targhe dispari. Una misura che, nelle intenzioni di chi l'ha adottata, dovrebbe distribuire la domanda nell'arco della settimana, riducendo la pressione sulle stazioni di servizio e scongiurando il collasso del sistema.

Secondo quanto riportato dal portale indipendente Meduza, il provvedimento è già entrato in vigore in diverse regioni a partire dai primi giorni di luglio. La regione di Orel ha fatto da apripista il 4 luglio, seguita il 9 luglio dalla regione di Nizhnij Novgorod, dalla Repubblica di Mordovia e dalla città di Astrakhan. Il 10 luglio è toccato alla regione di Pskov e, infine, l'11 luglio al territorio di Lipetsk.

Ma l'elenco potrebbe allungarsi ulteriormente nelle prossime settimane: fonti giornalistiche e canali Telegram russi danno infatti per imminente l'introduzione di un sistema analogo anche nelle regioni di Ivanovo, Tambov e Yaroslavl. Un'eventualità che però le autorità locali, per ora, smentiscono o quantomeno ridimensionano: Tambov ha fatto sapere di non voler ricorrere per il momento a questa misura, mentre Yaroslavl ha dichiarato che l'ipotesi "non è prevista".

Attacchi alle raffinerie e code infinite

La decisione di adottare un razionamento così rigido è la diretta conseguenza della crisi che sta colpendo il settore energetico russo, messo in ginocchio dai continui attacchi con droni da parte dell'Ucraina. La strategia di Kiev di colpire le infrastrutture petrolifere e le raffinerie in profondità nel territorio nemico sta dando i suoi frutti, causando una drastica riduzione della capacità produttiva e una scarsità di carburante che ormai si fa sentire quotidianamente dalla popolazione civile.

La situazione è resa ancora più tesa dalle file interminabili che si formano davanti ai pochi distributori ancora riforniti, con automobilisti costretti ad attendere ore per un pieno che spesso non arriva nemmeno. A ciò si aggiungono episodi di tensione, come lo scontro verificatosi sabato sera a Ust-Ordynsky, nella Siberia orientale, dove la frustrazione per la carenza di benzina è esplosa in un vero e proprio alterco.

Gli ultimi raid ucraini, avvenuti nelle scorse ore, hanno preso di mira i depositi di petrolio di Tver, capoluogo dell'omonima oblast', e della regione di Stavropol, situata a oltre 1.400 chilometri dal confine, lasciando entrambe le aree completamente senza carburante. Colpita anche la base delle forze aerospaziali di Borisoglebsk, nella regione di Voronezh, un obiettivo strategico di primaria importanza perché utilizzato per il rifornimento di aerei militari come i Su-34, Su-35 e Su-30SM.

Il governo tra rassicurazioni e misure drastiche

Mentre la crisi si allarga a macchia d'olio, il governo centrale tenta di rassicurare la popolazione, attribuendo le difficoltà alla "corsa al rifornimento" da parte degli automobilisti e definendo la carenza come un problema temporaneo destinato a risolversi a breve. Le restrizioni, va detto, non sono state imposte solo dalle autorità regionali, ma anche dalle stesse catene di distributori, che hanno introdotto limiti autonomi per gestire le scorte residue.

A testimonianza della gravità della situazione, il governo ha già messo in campo misure drastiche a livello nazionale, come il divieto di esportazione di benzina e gasolio, nel tentativo di preservare le riserve per il mercato interno. Il vice primo ministro Aleksandr Novak ha ammesso apertamente che la "situazione dei carburanti rimane tesa", pur citando il "picco della domanda estiva" e "riparazioni non programmate" come cause principali, un eufemismo per non attribuire esplicitamente la responsabilità agli attacchi ucraini.

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