Guerra, razionamento carburante e tagli ai voli: Cuccureddu avverte del «rischio catastrofe per il turismo»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’estate che verrà, quella del 2026, si tinge di grigio per l’isola che vive di turismo come la Sardegna. Non è il dato delle prenotazioni, ancora tenacemente ancorato a speranze di normalità, a preoccupare chi governa il settore. Franco Cuccureddu, assessore regionale al Turismo, ha voluto chiarire il punto nel corso della presentazione di Extra 2026 – la manifestazione che guarda al comparto extralberghiero – spostando l’attenzione su tre variabili esterne, pesanti e in larga parte fuori dal controllo locale: la crisi bellica in corso, la chiusura dello Stretto di Hormuz e la conseguente carenza di carburanti. Secondo Cuccureddu, il combinato disposto di questi fattori potrebbe trasformarsi in una «catastrofe» per l’intera filiera turistica dell’isola, qualora si dovesse effettivamente passare a un regime di razionamento.

Voli a rischio, cherosene che scarseggia: l’allarme dei bollettini aeronautici

Le previsioni più fosche, quelle che l’assessore stesso definisce «catastrofiche», ipotizzano un taglio dei collegamenti aerei globale nell’ordine di un terzo, sempre che il conflitto in Medio Oriente perduri per almeno un altro mese. E mentre si discute di scenari lontani, la realtà quotidiana degli scali italiani comincia a mostrare i primi segni di sofferenza. Il cherosene, il carburante per i jet, non è più così scontato. Dopo un primo allarme, sabato scorso, relativo a quattro aeroporti, è arrivata una nuova conferma attraverso i Notam – i bollettini aeronautici ufficiali – che hanno segnalato il problema anche per lo scalo di Brindisi. In questo caso, le compagnie aeree non potranno effettuare rifornimenti diretti: dovranno cioè calcolare con precisione la quantità di carburante necessaria partendo dall’aeroporto precedente, caricandone abbastanza per coprire la tratta e le eventuali deviazioni. Un meccanismo che riduce i margini di sicurezza e aumenta esponenzialmente il rischio di cancellazioni o di dirottamenti last minute.

I diritti dei passeggeri e la posizione dell’Unc: niente sovrapprezzi per i biglietti già emessi

In questo contesto di crescente incertezza – che vede l’Unione europea citare apertamente il pericolo di un vero e proprio razionamento del carburante – molti viaggiatori si chiedono cosa accada se il volo viene cancellato proprio per mancanza di cherosene. Massimiliano Dona, presidente dell’Unc (Unione Nazionale Consumatori), ha fornito una prima griglia di risposte. Dal rimborso del biglietto all’indennizzo previsto dalla normativa europea, i diritti dei passeggeri restano formalmente in vigore. C’è un punto, però, su cui Dona è stato categorico: eventuali richieste di sovrapprezzo per un titolo di viaggio già emesso sarebbero da considerarsi illegittime. Nessuna compagnia, insomma, può approfittare della tensione sui rifornimenti per chiedere soldi extra a chi ha già acquistato un volo, anche se lo scenario operativo dovesse complicarsi.

La delicata situazione italiana secondo Giuricin: «Non critica ma attenzione alta»

Ad analizzare il fenomeno con lo sguardo dell’economista dei trasporti è il professor Andrea Giuricin, docente presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Interpellato sulla carenza di carburante negli aeroporti – una delle conseguenze meno discusse ma più concrete della guerra in Medio Oriente – Giuricin ha descritto il quadro italiano come «delicato ma non critico». Una distinzione importante, che suggerisce come al momento non si sia ancora oltrepassata la soglia dell’emergenza irreversibile. Le tensioni fra Stati Uniti e Iran, unite al blocco navale nello Stretto di Hormuz, hanno già provocato forti oscillazioni nel prezzo di gas e petrolio. E se il mercato energetico trema, le ripercussioni sul trasporto aereo sono immediate: aeroporti a secco o in parziale sofferenza significano meno voli, maggiore incertezza e un effetto domino destinato a colpire in pieno la prossima stagione estiva, proprio quella su cui regioni come la Sardegna hanno costruito la loro economia.

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