Rubin accende il cielo in tempo reale: 800mila avvisi in una notte aprono una nuova era dell’astrofisica

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Non è solo un numero, seppur impressionante: gli ottocentomila alert scientifici diffusi nella notte del 24 febbraio dal Vera C. Rubin Observatory rappresentano l’innesco di un meccanismo osservativo completamente inedito, una macchina del tempo celeste che da ora in avanti scandirà, notte dopo notte, il ritmo delle scoperte astronomiche. Situato sulle Ande cilene, e finanziato congiuntamente dalla National Science Foundation e dall’Ufficio per la Scienza del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, l’osservatorio ha messo a regime il suo sistema di allerta, un software sofisticato sviluppato dall’Università di Washington che in appena due minuti dall’acquisizione dell’immagine è in grado di confrontarla con le lastre digitali della stessa porzione di cielo, segnalando ogni minima variazione. E le prime segnalazioni, come documentato anche dall’Istituto nazionale di astrofisica, hanno già portato alla luce una messe di fenomeni: esplosioni di supernove colte forse nei loro istanti iniziali, nuclei galattici attivi, ovvero i buchi neri supermassicci al centro di galassie lontane mentre divorano materia, stelle variabili che pulsano di luce propria e un discreto numero di asteroidi intenti a sfrecciare all’interno del Sistema solare.

Ma è solo l’inizio, perché la macchina, una volta a pieno regime con l’avvio del programma decennale Legacy Survey of Space and Time (Lsst) previsto entro la fine dell’anno, incrementerà la sua produzione fino a un soffocante tasso di sette milioni di notifiche per ogni notte di osservazione. Una tale valanga di dati, circa dieci terabyte di immagini processate ogni notte, rischierebbe di travolgere gli astronomi, e per questo è stata progettata una rete di filtri intelligenti, i cosiddetti broker, che setacceranno il flusso continuo per indirizzare a ogni ricercatore solo gli eventi di suo interesse, che si tratti di lampi di raggi gamma o di lenti gravitazionali. La natura pubblica e immediata di questi alert, come spiega Eric Bellm, responsabile del gruppo che ha messo a punto il sistema, permetterà a chiunque, dall’astrofilo attrezzato allo studente, di puntare strumenti, anche i più potenti telescopi del mondo, verso un bersaglio appena individuato, coordinando osservazioni di follow-up che inseguono l’evolvere del fenomeno in tempo reale.

Il cuore pulsante di questa rivoluzione è la fotocamera da 3200 megapixel montata sul telescopio Simonyi, il più grande sensore digitale mai costruito per l’astronomia, che scandaglia il cielo australe con un ritmo serrato: una nuova immagine ogni quaranta secondi. I dati viaggiano poi attraverso fibre ottiche dal deserto di Atacama fino al centro di elaborazione dello SLAC National Accelerator Laboratory in California, dove un esercito di algoritmi li confronta con le immagini di riferimento, scovando quel lampo di supernova che prima non c’era o quel puntino luminoso che si è spostato, inequivocabile firma di un asteroide in movimento. Nel suo primo anno di attività, come sottolineano i responsabili del progetto, il Rubin catturerà immagini di un numero di oggetti superiore a quello raccolto complessivamente da tutti gli altri osservatori ottici nella storia dell’umanità, un primato che da solo restituisce la portata dell’impresa.

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