Sessanta petroliere al mese, il convoglio per Putin che sfida l'Italia
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Redazione Esteri
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Una flotta silenziosa, composta da decine di petroliere, solca regolarmente il Mediterraneo dirigendosi verso le coste italiane, un convoglio che garantisce miliardi di entrate nonostante il contesto internazionale. Questo traffico, che alcuni definiscono una sfida alle politiche occidentali, prosegue senza intoppi, alimentando un dibattito sulle reali conseguenze delle iniziative diplomatiche in corso. Il cosiddetto «piano di pace» russo-americano, un documento straordinario che in queste ore sta circolando tra i capi di Stato, viene osservato con apprensione da molti in Europa, i quali vi scorgono una architettura che, premendo il Paese aggressore e punendo la vittima, mina alle fondamenta il principio cardine del diritto internazionale: l’inviolabilità dei confini nazionali, che non possono essere spostati con la forza delle armi.
Le sanzioni di Trump e la crisi energetica russa
In uno scenario già complesso, si inseriscono con decisione le nuove misure statunitensi. Le sanzioni volute dal presidente Trump contro i colossi energetici russi Rosneft e Lukoil, la cui entrata in vigore è prevista per il 21 novembre, sono destinate a mutare profondamente l’andamento del conflitto, andando a colpire uno dei settori vitali per Mosca. La situazione interna alla Russia, del resto, appare già tesa: la strategia ucraina di colpire le raffinerie per metterle fuori servizio sta dando frutti significativi, mentre i maggiori acquirenti di greggio, tra cui Cina e India, hanno già cominciato a ridurre gli acquisti per scongiurare possibili ripercussioni o sanzioni collaterali da parte di Washington.
Il crollo delle esportazioni e la caduta dei prezzi
I numeri, d’altronde, parlano in maniera eloquente di una crisi già in atto. Le esportazioni di petrolio greggio russo verso la Cina stanno subendo un tracollo, con un calo stimato tra i cinquecentomila e gli ottocentomila barili al giorno nel corso del mese di novembre, una cifra che rappresenta quasi due terzi del normale livello di forniture. Emerge da un rapporto dettagliato della società di analisi Rystad Energy AS una fotografia che mette a rischio un cespite fondamentale per l’economia di Mosca. Contemporaneamente, i prezzi del petrolio sono entrati in una fase di caduta libera, influenzati dalle speranze di un possibile accordo di pace dopo un conflitto durato quasi quattro anni; il futures sul greggio Wti è arretrato, toccando i 58,12 dollari al barile, mentre il Brent ha registrato un calo, attestandosi a 62,61 dollari, in quella che è la terza sessione consecutiva in territorio negativo.
Le strategie e gli equilibri geopolitici
In questo quadro, gli Stati Uniti spingono con forza per un accordo che, aumentando l’offerta globale di greggio sui mercati, potrebbe stabilizzare ulteriormente i listini. La mossa si intreccia con le dinamiche delle sanzioni, le quali, sebbene mirino a indebolire le finanze del Cremlino, devono fare i conti con una rete di interessi economici globali che, come dimostra il traffico delle petroliere verso il Mediterraneo, mostra una notevole resilienza. Si delinea così uno scenario complesso, dove le decisioni politiche e le leggi del mercato energetico si influenzano a vicenda, creando nuove sfide per gli equilibri internazionali.




