Garlasco, la nuova inchiesta che scardina l’alibi di Sempio e l’ombra del pm Venditti
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Redazione Interno
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L’informativa finale dei carabinieri di Milano, depositata all’interno del nuovo filone d’inchiesta che tenta di riscrivere la verità giudiziaria sul delitto di Garlasco, ha restituito elementi capaci di erodere la solidità della posizione processuale di Andrea Sempio, l’attuale indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Al cuore della nuova contestazione, che rimette radicalmente in discussione l’archiviazione del 2017 e la condanna definitiva dell’ex fidanzato Alberto Stasi, vi è il presunto falso alibi legato a uno scontrino del parcheggio di Vigevano, un pezzo di carta che per quasi vent’anni ha rappresentato il baluardo della difesa di Sempio e che, secondo quanto emerso dalle ultime captazioni, sarebbe stato confezionato all’interno delle mura domestiche.
Secondo la ricostruzione fornita dai militari del Nucleo Investigativo, il celebre tagliando rilasciato alle 10:18 del 13 agosto 2007 – il quale avrebbe dovuto collocare Sempio lontano dalla villetta di via Pascoli nell’ora presunta del delitto – sarebbe in realtà frutto di un inganno familiare; in una conversazione ambientale intercettata lo scorso 22 ottobre, infatti, Giuseppe Sempio, il padre dell’indagato, si rivolge alla moglie Daniela Ferrari con una domanda retorica che suona come un’accusa: “Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!”. Le parole del genitore, che emergono mentre la donna scoppia in lacrime confessando di aver “rovinato la vita” al figlio, costituiscono per gli inquirenti la prova che la traccia cartacea non sia altro che un artefatto costruito per depistare le indagini, suggerendo che la madre possa essersi recata effettivamente a Vigevano per procurarsi la ricevuta mentre Andrea si trovava invece a Garlasco.
I dialoghi in auto e il soliloquio scomodo
Oltre alla questione dello scontrino, l’apparato accusatorio nei confronti del trentottenne, formalizzato nell’avviso di conclusione delle indagini che lo indica come unico esecutore materiale dell’omicidio, si arricchisce di frammenti sonori raccolti nell’abitacolo della sua automobile. In particolare, gli inquirenti hanno valorizzato un soliloquio registrato il 12 maggio 2025, nel quale Sempio, parlando da solo, rivela una conoscenza quasi intima della scena del crimine; la frase “Quando sono andato io… il sangue c’era, lui ha evitato le macchie” viene interpretata come un’ammissione mascherata della propria presenza nella casa di Chiara prima della scoperta del cadavere, avvenuta invece per mano di Alberto Stasi. Non solo, il fascicolo contiene anche accenni ai video a sfondo intimo realizzati dalla coppia Poggi-Stasi; a detta degli investigatori, la consapevolezza dimostrata da Sempio riguardo a quei filmati privati – che si tratti di un furto digitale o di una visione diretta – costituirebbe un movente ulteriore o perlomeno un tassello che certifica il suo coinvolgimento nella sfera più segreta della vittima.
L’ombra dell’ex procuratore e la frase profetica
Parallelamente al filone omicidiario, le intercettazioni gettano luce sulla complessa inchiesta parallela per corruzione in atti giudiziari che vede coinvolti Giuseppe Sempio e l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti. In un dialogo risalente al 17 marzo 2025, intercettato mentre conversava con una cronista all’interno della propria auto, il padre di Andrea Sempio ha rievocato un presunto colloquio avuto con l’allora magistrato, riportando una frase che oggi assume i contorni di una profezia inquietante: “Ha fatto tutte le domande, ho risposto, e poi mi dice ‘questa cosa finirà presto’”. Questa registrazione, acquisita due mesi prima delle perquisizioni disposte dalla Procura di Brescia, acquista rilevanza penale alla luce degli appunti manoscritti trovati in casa Sempio – dove si legge “Venditti gip archivia x 20,30 Euro” – alimentando il sospetto che l’archiviazione della prima indagine a carico di Andrea, avvenuta senza particolari ostacoli, sia stata pilotata o comunque agevolata da rapporti opachi tra la famiglia dell’indagato e l’ufficio giudiziario.
Gli stridori con la sentenza Stasi e la reazione della difesa
La poderosa informativa dei carabinieri non si limita a contestare la posizione di Sempio, ma demolisce alcuni dei cardini logici che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, definendo “incomprensibili” e “paradossali” alcune delle deduzioni investigative del primo procedimento. Nelle 309 pagine depositate, i militari parlano esplicitamente di “suggestione mediatica” riguardo alla presunta occultazione della bicicletta nera, ritenendo illogico che un assassino calcolatore come veniva descritto Stasi avesse conservato un reperto così importante senza distruggerlo. Dall’altro lato, la difesa di Sempio, rappresentata dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, ha prontamente respinto le illazioni contenute nel rapporto, sostenendo che i soliloqui in auto siano stati estrapolati dal contesto – durante l’ascolto di podcast o trasmissioni televisive – e che riguardo allo scontrino non esista alcuna prova certa che sia stato proprio il loro assistito a produrlo fisicamente quella mattina.




