Indagine su Mediobanca, i pm acquisiscono i telefoni di Grilli e Melzi d'Eril
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
I pubblici ministeri di Milano, che conducono l’inchiesta sul cosiddetto risiko bancario legato all’acquisizione di una quota di Mediobanca da parte di Monte dei Paschi di Siena, hanno disposto l’acquisizione dei telefoni cellulari di Vittorio Grilli e di Alessandro Melzi d’Eril, rispettivamente presidente e amministratore delegato del noto istituto di credito milanese. Entrambi, sebbene al momento non figurino nella posizione di indagati, vedono i propri dispositivi sottoposti a sequestro probatorio, un atto che rende palese l’intenzione degli inquirenti di voler ricostruire nel dettaglio ogni dinamica e ogni interlocuzione avvenuta in quel frangente delicato. I contenuti delle loro comunicazioni saranno quindi analizzati con la medesima scrupolosità riservata ai dispositivi già sequestrati ad altri soggetti coinvolti, i cui nomi restano al centro di una vicenda giudiziaria che continua a svilupparsi senza che si possano trarre conclusioni affrettate.
Le reazioni di Borsa e i fondamentali di Mps
Dopo il tonfo registrato in seguito alla diffusione della notizia delle indagini, il Titolo Monte dei Paschi di Siena ha parzialmente recuperato il terreno perduto, segnando un rialzo che ha restituito fiducia agli operatori, i quali sembrano aver ripreso a valutare i dati concreti della banca. Il mercato, del resto, aveva reagito in modo impulsivo allo scoppio del caso, facendo perdere all’istituto senese circa il tredici per cento del proprio valore in pochi giorni di negoziazioni segnate dal panico. A rasserenare gli animi, contribuendo non poco al rimbalzo delle quotazioni, è intervenuta la comunicazione della Banca Centrale Europea, la quale ha reso noto come Mps, a livello consolidato, superi ampiamente i requisiti patrimoniali richiesti, con un indicatore Cet1 fermo al 16,9 per cento. Una solidità, questa, che appare come un pilastro fondamentale mentre le vicende giudiziarie seguono il loro corso.
La partita tra regole e potere
Quella che si è dispiegata tra Siena e Milano, oltre ad essere una complessa operazione finanziaria, rappresenta una partita dalle molteplici sfaccettature, dove gli aspetti politici e quelli di potere si intrecciano in modo quasi inevitabile. Sullo sfondo, a fare da cornice a una simile contesa, vi è l’intero sistema del mercato dei capitali italiano, la sua effettiva capacità di fungere da canale tra il risparmio privato e le esigenze di finanziamento delle imprese, nonché l’insieme di norme che ne disciplinano il funzionamento. Proprio queste regole del gioco, oggetto da tempo di un dibattito sulla necessità di una loro profonda revisione, finiscono per essere osservate con rinnovata attenzione mentre le indagini procedono, senza che ciò comporti alcuna interferenza tra i diversi piani, quello giudiziario e quello dell’azione di governo dell’economia.
L’attesa per il consiglio di amministrazione
L’attenzione degli analisti e degli investitori si sposta ora sul prossimo consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi, convocato per il venerdì successivo agli eventi. In quell’occasione, l’amministratore delegato Luigi Lovaglio dovrebbe riferire ai consiglieri circa la propria posizione all’interno dell’inchiesta condotta dalla procura milanese, un passaggio considerato cruciale per la trasparenza della governance della banca. La sua relazione, attesa con interesse, si configura come un momento istituzionale di chiarimento interno, distinto e separato dallo svolgimento delle indagini, che procedono secondo le proprie tempistiche e le proprie logiche investigative, le quali prevedono accertamenti meticolosi prima di ogni eventuale determinazione.




