Putin svela le carte sulla fine della guerra e nomina il mediatore (che fa già discutere l’Europa)

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non è la prima volta, in questi anni segnati da una logorante guerra di posizione, che Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, lancia segnali contraddittori riguardo a una presunta volontà di pace. Stavolta, però, la notizia arriva con un corredo di particolari che sembrano studiati per scardinare le attuali architetture diplomatiche occidentali. Il leader del Cremlino ha dichiarato che il conflitto in Ucraina starebbe finalmente volgendo al termine, aprendo uno spiraglio – per quanto labile – verso l’avvio di colloqui formali con l’Unione Europea. Quello che ha fatto letteralmente infuriare i palazzi del potere europeo, provocando un vespaio di reazioni ancora tutte da decifrare, non è tanto la previsione della fine delle ostilità, quanto la designazione del presunto mediatore ideale che dovrebbe sedersi al tavolo. Putin ha lasciato intendere che non gli dispiacerebbe affatto dialogare con Gerhard Schröder, l’ex cancelliere tedesco da tempo caduto in disgrazia agli occhi dell’establishment comunitario proprio a causa dei suoi legami, mai interrotti, con le lobby energetiche russe.

Una tregua da operetta e i bombardamenti ripresi all’istante

Per comprendere la portata della sfiducia che avvolge queste dichiarazioni, basta gettare uno sguardo alle cronache recenti del fronte. Vi ricordate della tregua proclamata in occasione delle celebrazioni della vittoria sovietica sul Terzo Reich? Un armistizio voluto fortemente da Putin, giusto il tempo di sfilare sulla Piazza Rossa e celebrare la retorica della “Grande Guerra Patriottica” – un appuntamento al quale tiene moltissimo in termini propagandistici e che quest’anno, va detto, è stato celebrato decisamente sotto tono. Ebbene, quella pausa, durata poche ore, si è rivelata una vera e propria “pace di trallallà”. Non appena l’eco delle parate si è spenta, le bombe sono tornate a cadere su case, campi e strutture civili ucraine. Una dinamica, questa, che getta un’ombra lunghissima sulla sincerità dell’imminente fine della guerra paventata dal presidente russo.

L’asse fantasma Mosca-Berlino e le inquietudini di Bruxelles

L’offerta di pace, di per sé, suona come un’arma a doppio taglio nell’attuale scenario geopolitico. Da un lato, l’affermata disponibilità a trattare con gli europei (mai siano con gli ucraini, è bene specificarlo) viene accolta da molti come un’apertura necessaria dopo mesi di stallo totale sui fronti di Donetsk e Lugansk. Dall’altro, la menzione di Schröder come possibile trait d’union è una vera e propria provocazione per Bruxelles. L’ex cancelliere, che per anni ha guidato la Germania, è oggi una figura talmente controversa che il suo stesso partito ha tentato più volte di emarginarlo. Scegliendolo, Putin non cerca un mediatore neutrale; cerca piuttosto un canale privilegiato con quella vecchia guardia dell’industria tedesca che, fino al 2022, faceva affari d’oro con Mosca. Una mossa che, se da un lato spacca l’unità europea, dall’altro rivela la strategia russa di aggirare le attuali leadership politiche a favore di contatti più morbidi e “commerciali”.

Il prezzo dei raid e il silenzio delle armi che non c’è

Mentre i diplomatici si interrogano sulla figura di questo fantomatico mediatore, sul terreno la realtà parla un linguaggio ben diverso. L’ennesima ondata di massicci raid russi ha colpito Kiev e altre infrastrutture strategiche, con Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente Zelensky, che non ha avuto dubbi nello stigmatizzare l’accaduto. Per il suo staff, questi attacchi con droni e missili non sono semplici azioni belliche: sono un messaggio diretto che Vladimir Putin rivolge contestualmente a Ucraina, Stati Uniti e al resto del mondo. Un messaggio chiaro: la disponibilità a parlare con l’Europa non significa tregua, né tantomeno resa dei conti. Washington, che da più di un anno vede Trump alla Casa Bianca, deve fare i conti con una realtà dove Mosca continua a dettare i tempi della violenza, giocando su due tavoli: quello della diplomazia spettacolo e quello della guerra vera.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.