Lavrov: da Alaska nessun vertice Putin-Zelensky, ma Trump pronto a negoziati
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Redazione Esteri
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Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha fornito una ricostruzione dettagliata dei recenti contatti diplomatici, smentendo qualsiasi discussione, durante il colloquio in Alaska tra il presidente Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, riguardante un possibile vertice tra il leader del Cremlino e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Lavrov, in un’intervista a Nbc News, ha invece rivelato che Trump ha aggiornato Putin in una successiva chiamata telefonica, a seguito del suo stesso incontro con Zelensky alla Casa Bianca, comunicando la disponibilità di Mosca a “proseguire i negoziati diretti russo-ucraini iniziati a Istanbul”. Tuttavia, il capo della diplomazia russa ha posto una condizione precisa, affermando che “gli incontri al massimo livello, i vertici, soprattutto tra i leader di Russia e Ucraina, devono essere preparati molto bene”, lasciando intendere che non vi è alcuna intenzione di cedere a quella che viene percepita come una mera ricerca di teatralità.
Proprio su Zelensky, Lavrov ha espresso un giudizio tranchant, definendo le sue continue richieste di un faccia a faccia con Putin nient’altro che “un gioco che è molto bravo a giocare”. Secondo l’analisi del ministro, la priorità dichiarata da Kiev non sarebbe quindi un reale interesse per la diplomazia, ma una strategia comunicativa volta a creare drammatizzazione attorno a ogni sua azione. Questa presa di posizione arriva in un momento di grande fluidità sul piano militare, caratterizzato da un nuovo scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev e da offensive ucraine sul territorio russo, incluso il lancio di droni verso Mosca e San Pietroburgo.
Sul fronte della sicurezza, un drone abbattuto ha causato un incendio nella centrale nucleare di Kursk, un episodio che, sebbene sia stato gestito senza conseguenze in termini di vittime o di fughe radioattive, ha comunque costretto a una riduzione della capacità operativa dell’impianto, alimentando timori circa la vulnerabilità di infrastrutture critiche. Parallelamente, emerge dalle indiscrezioni del Wall Street Journal che il Pentagono avrebbe imposto per mesi delle restrizioni all’Ucraina, bloccando l’utilizzo di missili a lungo raggio per colpire obiettivi in profondità nel territorio russo, una limitazione che avrebbe evidentemente condizionato le opzioni strategiche di Kiev.




