Lavrov accusa l'Occidente: "Blocca i negoziati voluti da Putin e Trump"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha rinnovato le accuse ai paesi occidentali, sostenendo che stiano deliberatamente tentando di "sabotare" il processo negoziale sull'Ucraina, un'iniziativa che, a suo dire, era stata avviata dal presidente russo Vladimir Putin e dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. In dichiarazioni riportate dalle agenzie di stampa russe, Lavrov ha affermato che Mosca nutre la speranza che questi tentativi di ostacolare una risoluzione pacifica possano essere "sventati", senza però specificare la natura di queste presunte interferenze.

Nel merito delle trattative, Lavrov ha fatto riferimento all'ipotesi di garanzie di sicurezza per l'Ucraina, indicando in un gruppo di nazioni – che includerebbe membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – gli attori designati a tale scopo. Una proposta, questa, che non è nuova e che affonderebbe le sue radici nel cosiddetto accordo di Istanbul del 2022, il cui fallimento è stato più volte imputato all'Occidente dalla narrativa del Cremlino.

Parallelamente, dalle istituzioni finanziarie europee giunge un'altra notizia di peso. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha confermato che la Banca centrale europea sta attivamente valutando le modalità per impiegare gli asset russi, congelati per un valore che supera i 300 miliardi di dollari a seguito dell'invasione dell'Ucraina. Le dichiarazioni, rilasciate a margine del forum di Jackson Hole, segnalano un possibile sviluppo nella gestione delle conseguenze economiche del conflitto.

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