Lavrov arriva in Alaska con la felpa CCCP, Trump e Putin al vertice tra tensioni e speranze di pace
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Redazione Esteri
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Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov è atterrato ad Anchorage indossando una felpa con la sigla "CCCP", l’acronimo dell’Unione Sovietica, un gesto che non passa inosservato alla vigilia del vertice tra il presidente americano Donald Trump e quello russo Vladimir Putin. "Presenteremo una posizione chiara e comprensibile", ha dichiarato Lavrov, aggiungendo che "molto è stato fatto" durante la recente visita a Mosca dell’inviato speciale Usa Steve Witkoff. Un messaggio che sembra voler stemperare le tensioni, anche se il simbolismo della felpa riporta alla memoria un’epoca di contrapposizione che molti credevano superata.
L’incontro tra i due leader, che si tiene oggi in Alaska, rappresenta il primo passo concreto verso possibili negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina, sebbene nessuno si aspetti soluzioni immediate. Il percorso è irto di ostacoli, e la complessità del dossier ucraino richiederà tempo, soprattutto alla luce dei fallimenti precedenti e delle reciproche diffidenze. Trump, che ha sempre mantenuto un tono ambiguo verso Mosca, dovrà bilanciare le pressioni interne con la necessità di trovare un’intesa, mentre Putin, da parte sua, non può permettersi di mostrare cedimenti senza ottenere garanzie significative.
Intanto, in Alaska, si moltiplicano le manifestazioni di sostegno all’Ucraina. Da Fairbanks a Ketchikan, gruppi di cittadini hanno organizzato veglie e cortei per esprimere solidarietà a un popolo che, come ha ricordato Nicole Collins di Ketchikan Mayday for Democracy, "ha subito un’invasione brutale più di tre anni fa". Le proteste, almeno sedici in tutto lo Stato, riflettono un sentimento diffuso tra chi vede nel summit un’occasione per spingere verso la pace, ma anche il timore che la Russia possa ottenere concessioni senza un reale ritiro dall’Ucraina.




