La valle dei dinosauri del Parco dello Stelvio: migliaia di orme riscrivono la preistoria alpina

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un fotografo naturalista, durante una delle sue consuete esplorazioni nella Valle di Fraele, ha casualmente fissato l’obiettivo su quelle che, a un esame più attento, si sono rivelate essere impronte fossili di straordinaria chiarezza. Quell’intuizione, supportata da un immediato sopralluogo della Soprintendenza per i beni culturali, ha portato alla luce una delle più vaste aree di impronte di dinosauro scoperte in Italia, un sito che si estende per chilometri tra Bormio e Livigno, a quote comprese tra i 2.500 e i 2.800 metri. Le orme, alcune delle quali presentano ancora i dettagli anatomici delle dita e degli artigli con una nitidezza impressionante, sono state impresse circa 210 milioni di anni fa, in un’epoca in cui quelle vette non erano che una pianura calda e umida lambita dal mare. La conferma scientifica, arrivata dopo un’attenta analisi, attribuisce le tracce a branchi di grandi dinosauri erbivori, i cui esemplari potevano raggiungere altezze considerevoli, lasciando sul terreno impronte dal diametro fino a quaranta centimetri.

Un ritrovamento destinato a durare nel tempo

La portata della scoperta, che segue di ventisette anni il ritrovamento del celebre Ciro, il primo dinosauro italiano reso noto al mondo da una pubblicazione su Nature a firma del paleontologo Cristiano Dal Sasso, non si limita alla sola estensione geografica del sito. Ciò che rende unico questo giacimento, definito dagli esperti come uno dei maggiori a livello mondiale per il periodo Triassico, è lo stato di conservazione eccezionale delle tracce e la loro disposizione, che suggerisce con chiarezza il movimento in gruppo di questi antichissimi animali. I paleontologi, i quali si trovano di fronte a un archivio naturale destinato ad assorbire le loro ricerche per decenni, sottolineano come il ritrovamento non solo arricchisca in modo sostanziale la mappa della presenza di dinosauri nella regione, ma offra anche una finestra senza precedenti sul comportamento e l’ecosistema di un’era remota.

La paleontologia lombarda trova un nuovo polo

Mentre le procedure per la tutela e la valorizzazione dell’area sono già avviate, il Parco dello Stelvio si appresta a diventare un nuovo, fondamentale punto di riferimento per gli studi paleontologici nazionali. La “valle dei dinosauri”, infatti, non rappresenta soltanto una curiosità scientifica di altissimo profilo, bensì una testimonianza tangibile di come il territorio alpino, soggetto a immense trasformazioni geologiche, custodisca storie inattese. L’emozione per la scoperta, che ha caratterizzato le prime ore dopo il ritrovamento, lascia ora il passo a un meticoloso lavoro di catalogazione e analisi, volto a decifrare ogni singolo passo immortalato nella roccia.

Una storia antica scritta nella pietra

Le orme, che costituiscono un patrimonio inestimabile e fragile, raccontano una storia di vita preistorica in un ambiente radicalmente diverso dall’attuale, offrendo dati cruciali per comprendere l’evoluzione del paesaggio e della fauna. La loro esposizione agli agenti atmosferici, se da un lato ne ha permesso la scoperta, dall’altro ne rende urgente una protezione adeguata, affinché questo straordinario libro di pietra possa continuare a essere letto e interpretato. La ricerca, concentrata esclusivamente sullo studio dei reperti e sulla ricostruzione scientifica dei fatti, prosegue senza sosta per rivelare tutti i segreti di quei giganti del passato che, milioni di anni fa, calpestavano il suolo di quella che oggi è una delle aree naturalistiche più iconiche delle Alpi.

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