L’Fmi riconosce la stabilità italiana, ma avverte: "Debito e disparità restano nodi da sciogliere"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale confermano un giudizio positivo sull’Italia, definendola un’economia resiliente nonostante il contesto globale segnato da instabilità e tensioni commerciali. "Un segnale importante per gli investitori esteri", ha sottolineato la ministra del Lavoro, Marina Calderone, commentando i dati che mostrano una crescita moderata ma costante: +0,7% nel 2024, +0,5% atteso nel 2025 e un’accelerazione allo 0,8% nel 2026. Merito, secondo l’istituto di Washington, della tenuta degli investimenti e di un mercato del lavoro dinamico, che ha retto meglio che in altri paesi europei.

Tuttavia, dietro i numeri incoraggianti si nascondono criticità strutturali. Se da un lato il Fmi plaude alla prudenza di Giancarlo Giorgetti nella gestione dei conti pubblici – con il ritorno all’avanzo primario e una riduzione del debito più rapida del previsto – dall’altro avverte che il percorso di stabilizzazione è ancora in salita. Il rapporto, senza mezzi termini, elenca le sfide aperte: un debito pubblico tra i più alti d’Europa, una produttività stagnante, l’invecchiamento demografico e una partecipazione femminile al lavoro inferiore alla media Ue. A pesare sono anche le disparità territoriali, con un Mezzogiorno che fatica a tenere il passo delle regioni settentrionali.

L’analisi riconosce i progressi del governo Meloni, definendo "solida" la performance fiscale, ma ribadisce che senza riforme incisive – a partire da quelle del fisco e del welfare – la crescita rischia di rimanere anemica. Il nodo, insomma, non è solo contenere la spesa, ma renderla più efficiente. Intanto, il mercato del lavoro continua a migliorare, trainato soprattutto dall’industria, sebbene permangano sacche di precariato e un mismatch tra domanda e offerta di competenze.

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