Il Signore degli Anelli, il nuovo film è già il più strano: lo scrive Stephen Colbert

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’annuncio, arrivato come un fulmine a ciel sereno nel corso di queste ore, ha già spiazzato anche i più accaniti tolkeniani. Mentre i riflettori sono ancora puntati sulle riprese imminenti de “La caccia a Gollum”, progetto che vede alla regia Andy Serkis, Peter Jackson ha svelato l’esistenza di un ulteriore capitolo destinato a espandere l’universo cinematografico della Terra di Mezzo. Il Titolo è “The Lord of the Rings: Shadow of the Past” (L’ombra del passato) e la produzione sarà affidata a Warner Bros., ma ciò che rende questa operazione tanto singolare – forse la più atipica dell’intera saga – è il nome dietro la macchina da scrivere. Non si tratta di uno sceneggiatore di professione legato ai precedenti adattamenti, bensì di Stephen Colbert, il volto noto del “Late Show” che, complice una congiuntura professionale quanto mai particolare, si appresta a trasformare la sua ossessione dichiarata per J.R.R. Tolkien in un copione cinematografico.

L’addio alla tv notturna e l’abbraccio con Jackson

La genesi di questa sceneggiatura si intreccia indissolubilmente con la fine imminente del programma che ha reso celebre Colbert negli ultimi anni. La CBS, la rete che trasmette il “The Late Show”, ha deciso di non rinnovare il contratto del conduttore, portando la trasmissione alla conclusione prevista per il prossimo maggio. Una decisione ufficialmente giustificata con ragioni di bilancio e con le difficoltà strutturali del settore dei talk show notturni, ma che molti osservatori hanno collegato a una lunga e aspra tensione con l’attuale amministrazione americana. Colbert, com’è noto, è stato uno dei critici più intransigenti di Donald Trump, tornato ora alla Casa Bianca; e il recente accordo legale tra CBS e il presidente, costato al network una cifra vicina ai 16 milioni di dollari per chiudere una causa relativa a una intervista a Kamala Harris, ha alimentato le speculazioni su un clima ormai divenuto insostenibile per il comico.

Proprio mentre si profila all’orizzonte un’estate di libertà professionale, Colbert ha rivelato di aver raccolto il coraggio necessario per chiamare Peter Jackson. “Ci sono voluti un paio d’anni per mettere insieme il coraggio necessario per fare quella telefonata”, ha raccontato il conduttore nel video diffuso sui canali social della Warner, un dialogo in cui si percepisce l’emozione genuina di chi si accinge a toccare con mano l’opera della sua vita. L’idea, nata rileggendo le prime pagine de “La Compagnia dell’Anello”, non era altro che il tentativo di dare a quella sezione iniziale del libro – in particolare i capitoli dal terzo all’ottavo, quelli che precedono l’arrivo a Gran Burrone – che Jackson, ai tempi, aveva dovuto sacrificare per esigenze narrative nel primo film. “Sai cosa significano per me i tuoi film”, ha detto Colbert a Jackson, “ma quello che mi ritrovavo a leggere continuamente erano quei sei capitoli che voi all’epoca non avete mai sviluppato”.

Sam, Merry e Pipino protagonisti: l’assenza di Frodo

Il progetto, che segna un ritorno produttivo di Peter Jackson (seppur stavolta solo in veste di produttore), si caratterizza per una scelta narrativa che rompe gli schemi tradizionali della saga. Non ci sarà Frodo Baggins, il “portatore dell’anello” per eccellenza, a guidare la narrazione. La storia, infatti, si concentrerà invece sui suoi tre fedeli compagni di avventura: Samvise Gamgee, Meriadoc “Merry” Brandybuck e Peregrino “Pipino” Tuc. La trama ufficiale, anticipata dai comunicati, colloca gli eventi quattordici anni dopo il commiato di Frodo, il quale ha lasciato le Terre Imperiture. In questa fase della loro esistenza, Sam, Merry e Pipino decidono di ritornare sui luoghi che segnarono l’inizio del loro viaggio verso Mordor. A complicare le cose, e ad aggiungere un ulteriore strato di mistero alla vicenda, si inserisce la figura di Elanor, la figlia di Sam, che scopre un segreto sepolto da tempo: una rivelazione destinata a far luce su come la Guerra dell’Anello rischiò di essere persa ancor prima di iniziare.

A scrivere la sceneggiatura, Colbert non sarà solo. Lo affiancano due figure di assoluto peso per l’ecosistema tolkieniano cinematografico: Philippa Boyens, storica co-autrice della trilogia originale e di “Lo Hobbit”, nonché attualmente impegnata anche nella sceneggiatura de “La caccia a Gollum”, e il figlio del conduttore, Peter McGee, che ha intrapreso la carriera di sceneggiatore. La collaborazione, per usare le parole di Jackson, trasforma Colbert in un “partner molto speciale”. D’altronde, non è certo la prima incursione del comico nel mondo creato da Tolkien: già in passato era apparso in un cameo ne “Lo Hobbit – La desolazione di Smaug” nei panni di una spia di Pontelagolungo, e nel 2019 aveva diretto “Darrylgorn”, un cortometraggio umoristico ambientato nella Terra di Mezzo che vide la partecipazione dello stesso Jackson e di attori come Viggo Mortensen e Ian McKellen.

L’ombra di Tolkien e il vincolo della fedeltà

L’operazione “Shadow of the Past” si muove su un crinale delicato. Il titolo stesso è un omaggio diretto al secondo capitolo de “La Compagnia dell’Anello”, quello che Tolkien considerava il “capitolo cruciale” del suo intero legendarium, dove Gandalf rivela a Frodo la vera natura dell’Unico Anello. Per Colbert, che nel corso degli anni ha dimostrato di possedere una conoscenza enciclopedica dell’opera del professore di Oxford (tanto da battere in una gara di trivia proprio Philippa Boyens), la posta in gioco è altissima. La sfida dichiarata è quella di rimanere “completamente fedeli ai libri, pur essendo completamente fedeli ai film che avete già realizzato”.

L’approccio al materiale originale, in questo senso, appare quasi archeologico: si tratta di riesumare quelle pagine iniziali che, per esigenze di durata e ritmo, erano rimaste fuori dai montaggi cinematografici del 2001. La cornice temporale, tuttavia, è quella di un sequel ambientato dopo la conclusione de “Il ritorno del re”, una scelta che inevitabilmente si confronta con le intenzioni originarie di Tolkien, il quale aveva abbozzato e poi abbandonato un seguito intitolato “The New Shadow”. A differenza di quanto accaduto per la trilogia, in questo caso Jackson non siederà sulla sedia del regista ma seguirà il progetto da produttore, lasciando a Colbert, Boyens e McGee il compito di plasmare la storia. Per gli appassionati che attendevano il ritorno nella Contea, l’annuncio ha rappresentato uno scossone imprevedibile, in cui la fine di un’era televisiva si trasforma nell’alba di una nuova, anomala avventura cinematografica.

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