Ercolano, la caduta dal quarto piano e le parole dell’impresa: «Non lavorava con noi, era lì per salutare»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il volo dura attimi, un tempo indefinito che tuttavia basta a trasformare un pomeriggio qualunque in una scena che nessuno vorrebbe mai trovarsi davanti. L’impatto, violento, davanti all’androne della palazzina di via Niglio, al civico 19, ha lasciato segni che gli inquirenti stanno ancora cercando di decifrare, mentre la procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, come d’obbligo in questi casi.

L’ennesima tragedia sul lavoro si è consumata lunedì pomeriggio a Ercolano, dove un uomo di 54 anni ha perso la vita dopo essere precipitato dal quarto piano di un edificio che, con ogni probabilità, avrebbe dovuto essere solo un cantiere come tanti altri.

Una ricostruzione ancora frammentaria

Secondo le prime informazioni raccolte dai carabinieri della compagnia di Torre del Greco e dal personale del Spresal, l’uomo sarebbe stato impegnato in lavori di muratura sul balcone di un appartamento. Le modalità esatte della caduta restano al vaglio degli investigatori, anche se l’ipotesi più accreditata è quella di un improvviso perdita di equilibrio: forse un movimento azzardato, forse una superficie scivolosa, forse un semplice passo falso che in quota, come si sa, non concede seconde possibilità. L’allarme è scattato intorno alle 15.30, quando alcuni residenti hanno udito un tonfo sordo e poi le grida di soccorso. I sanitari del 118, giunti sul posto con un’ambulanza, hanno stabilizzato il ferito e lo hanno trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare di Napoli, dove però i traumi riportati – lesioni multiple agli organi interni e un grave trauma cranico – si sono rivelati insormontabili: il decesso è stato dichiarato poco dopo l’arrivo in sala operatoria.

La posizione dell’impresa e il nodo della regolarità

Nel momento in cui la notizia cominciava a diffondersi, alimentando il consueto dibattito sulla sicurezza nei cantieri italiani, è intervenuta l’impresa per la quale l’operaio pareva stare lavorando. Una voce, però, che ha subito assunto contorni ambigui: l’azienda ha infatti precisato che l’uomo non sarebbe stato alle proprie dipendenze, né sarebbe stato formalmente incaricato di svolgere interventi edili in quella giornata.

Secondo il racconto dei titolari, il 54enne si trovava sul posto per un motivo del tutto diverso, ovvero per salutare alcuni conoscenti, e la sua presenza sul balcone non avrebbe avuto alcuna attinenza con le attività in corso. Questa dichiarazione, se confermata, sposterebbe l’intera vicenda dal terreno dell’infortunio sul lavoro a quello più sfumato e doloroso dell’incidente domestico o accidentale, con tutte le conseguenze del caso in termini di copertura assicurativa e responsabilità penali.

Al momento, tuttavia, si tratta solo di una versione che gli inquirenti stanno vagliando con cautela, incrociando i testimoni oculari e i tabulati telefonici per ricostruire i minuti precedenti alla caduta.

Le indagini tra testimoni e accertamenti tecnici

I carabinieri hanno già acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza installate nelle vicinanze, anche se l’angolazione potrebbe non essere delle più favorevoli per cogliere l’esatto istante della precipitazione. Fondamentale sarà il sopralluogo dei tecnici della Asl, chiamati a verificare lo stato del parapetto e le condizioni generali del balcone, compresa l’eventuale presenza di attrezzature o materiali che possano aver contribuito alla disgrazia.

Gli investigatori stanno anche ascoltando i familiari dell’uomo, un 54enne residente in un comune limitrofo, per ricostruire le sue abitudini lavorative e capire se avesse altri incarichi in corso. Al momento nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati, ma la procura di Napoli Nord non esclude di acquisire ulteriori elementi che possano chiarire se vi siano state omissioni o negligenze, in particolare per quanto riguarda la messa in sicurezza del luogo.

Un caso che riaccende il dibattito sulla sicurezza

La vicenda di Ercolano, al di là delle specifiche dinamiche ancora tutte da accertare, si inserisce in una scia di cronaca purtroppo costante: quella degli infortuni in quota, che ogni anno in Italia mietono decine di vittime tra operai edili, manutentori e tecnici.

Il fatto che l’impresa abbia disconosciuto ogni rapporto di lavoro lascia aperti più interrogativi di quanti ne risolva, perché se davvero il 54enne non era lì per motivi professionali, rimane da spiegare come mai si trovasse su un balcone in ristrutturazione senza che nessuno, né i condomini né i responsabili del cantiere, abbiano ritenuto di invitarlo a scendere.

Le autorità competenti stanno procedendo con la massima riservatezza, consapevoli che ogni parola, in queste ore, potrebbe influenzare un’inchiesta che ha già suscitato forte commozione tra i residenti di via Niglio, molti dei quali hanno assistito impotenti alle fasi del soccorso. Al momento l’unica certezza, amarissima, è il nome di un’altra vittima che si aggiunge al conteggio, sempre troppo alto, di chi non fa ritorno a casa dopo una giornata di lavoro.

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