Dior, la piccola sopravvissuta dopo 40 ore di intervento al San Gerardo
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Redazione Interno
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C’è una fotografia, quella che ritrae Dior mentre cammina sostenuta dai genitori nel centro “La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini, che forse racconta più di ogni altra parola l’esito di una sfida chirurgica ai limiti del possibile. La bambina, che lo scorso giugno è stata separata dalla sorellina Thiaba al termine di un intervento durato 40 ore presso la Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza, oggi mangia e beve da sola, ripete le parole che ascolta e fa i capricci esattamente come tutti i suoi coetanei. Era il 2025 quando le due gemelline provenienti dal Senegal, unite da una rarissima fusione cranio-encefalica (un caso ogni 2,5 milioni di nascite), sono entrate in quella sala operatoria dove le loro ossa, i tessuti cerebrali e i vasi sanguigni risultavano pericolosamente intrecciati.
L’operazione e la perdita di una delle gemelle
L’équipe multidisciplinare, che ha visto la collaborazione ravvicinata anche con i medici dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e dell’Istituto Neurologico Carlo Besta, ha affrontato una procedura di complessità estrema, resa ancora più delicata dalle condizioni cliniche delle due bambine. Fin dall’inizio, i sanitari hanno dovuto constatare una differenza sostanziale tra le due: Thiaba, la più fragile, presentava una compromissione multiorgano severa al punto da essere diventata dipendente dalla sorella per il mantenimento delle funzioni cardiocircolatorie. Durante la fase più critica della separazione vascolare, il suo cuore non ha retto allo stress dell’operazione, e nonostante i tentativi di rianimazione protrattisi per oltre un’ora, non c’è stato nulla da fare.
La rinascita di Dior e la riabilitazione
A raccontare il clima in sala operatoria, il neurochirurgo che guidava il team ha descritto un silenzio irreale rotto solo dal passaggio degli strumenti, mentre i sanitari, seppur segnati dal dolore, proseguivano nella missione di salvare l’altra gemellina. Dior, che oggi ha quattro anni e sta affrontando un percorso riabilitativo presso “La Nostra Famiglia”, è riuscita dove la sorella non ha potuto: ha superato la fase post-operatoria e sta gradualmente conquistando quella autonomia che prima della separazione le era negata, costretta com’era all’immobilità o a rotolare sul pavimento rimanendo attaccata a Thiaba.
La generosità del benefattore e il cordoglio dei genitori
Questo viaggio della speranza, che aveva portato le due bambine in Italia già nel luglio 2024 grazie a un ponte aereo organizzato dall’Aeronautica Militare, è stato reso possibile anche dalla straordinaria generosità di un imprenditore senegalese. L’uomo, un ingegnere informatico di 40 anni, ha stanziato 3 milioni di euro per coprire le spese dell’intervento e della riabilitazione, spinto dalla moglie – poi scomparsa prematuramente – a “fare qualcosa” dopo aver visto l’appello della famiglia sui social network. I genitori delle piccole, pur nel dramma della perdita di Thiaba, hanno voluto sottolineare il legame profondo creatosi con lo staff dell’ospedale, arrivando a definirli “una famiglia” che ha saputo sostituire la loro lontana terra d’origine offrendo un’accoglienza totale, sia sul piano umano che culturale.




