La Denza Z9 GT e la nuova Atto 3: il lusso digitale e la ricarica lampo secondo Byd
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Redazione Economia
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Non ci sono più schermi a sufficienza, a quanto pare, per contenere l’ambizione tecnologica di Byd. Il colosso cinese, attraverso il suo marchio premium Denza, ha presentato la Z9 GT, una shooting brake che – lo si capisce già a colpo d’occhio – non vuole competere solo in termini di potenza o autonomia, ma proprio sull’esperienza digitale a bordo, quel vissuto quotidiano che trasforma un’auto da semplice mezzo a prolungamento della propria sfera personale. Sei schermi, un frigorifero, uno scaldavivande e persino porte automatiche: non è l’inventario di un loft di lusso, ma la dotazione di serie di questa berlina a coda lunga. L’abitacolo, insomma, diventa un ecosistema chiuso, dove ogni esigenza – dal mantenere in temperatura un pasto alla gestione dell’infotainment per ogni passeggero – viene delegata a una superficie luminosa o a un apparato elettrodomestico. Una scelta, questa, che segna un ulteriore passo avanti nell’evoluzione di ciò che i costruttori chiamano “salotto intelligente”, spingendo la connettività ben oltre la semplice integrazione smartphone.
La metamorfosi della Atto 3: addio Yuan Plus, benvenuta ricarica flash
Se la Denza rappresenta il vertice di gamma, il cuore pulsante delle vendite europee resta l’Atto 3. E qui la notizia è sostanziale: la nuova generazione, che in patria si chiama Yuan Plus e che abbiamo rivisto al Salone di Pechino del 2026, abbandona le vecchie architetture per gettarsi in una ridda di numeri da manuale. La ricarica, per esempio, diventa “flash”: nove minuti. Non servono altre specifiche, perché il dato parla da sé. A questo si aggiungono 630 chilometri di autonomia dichiarata, una cifra che la proietta direttamente contro le rivali più blasonate del mercato, quelle che fino a ieri sembravano inavvicinabili per un costruttore generalista. La metamorfosi, però, non riguarda solo la batteria. Byd ha deciso di voltare pagina partendo dalle fondamenta, con un progetto che azzera ogni familiarità visiva con il modello precedente, pur mantenendo quel fascino vagamente riconoscibile che aveva decretato il successo del modello originale. Un azzardo calcolato, in vista di uno scontro ad armi pari contro i giganti del settore.
La Denza Z diventa convertible: l’anti-Ferrari vista a Pechino
Non solo familiari e Suv. Nel corso dello stesso Salone di Pechino 2026, il marchio Denza ha mostrato anche una versione Convertible della sua Z, una variante che – a giudicare dai primi test in pista – ha già avuto il potere di meravigliare gli appassionati più tradizionalisti. La si potrebbe definire una sorta di “anti-Ferrari”, non per spirito di sfida, ma per filosofia costruttiva: l’elettrico che osa laddove il termico sembra aver detto tutto. Il modello coupé, da cui deriva questa versione senza tetto, aveva già raccolto consensi per le sue linee tese; ora, l’assenza del padiglione trasforma l’auto in un oggetto ancora più scenografico, destinato a chi non vuole rinunciare alla potenza di un’elettrica di lusso ma neppure al piacere, ormai raro, del vento tra i capelli. La vettura è stata esposta nello stand cinese senza troppi proclami, eppure il suo messaggio è chiaro: il tetto apribile non è più un’esclusiva dei motori a scoppio.
Nel megaimpianto di Zhengzhou: prove anfibie e ricarica super rapida
A dare sostanza a tutte queste innovazioni ci pensa il centro nevralgico di Zhengzhou, una sorta di città nella città dove Byd ha concentrato fabbrica, pista di prova, area off-road e un centro esperienziale dedicato ai veicoli a nuova energia. Durante l’E-Journey organizzato dal costruttore, abbiamo potuto toccare con mano ciò che prima era solo teoria. La hypercar Yangwang U9, per esempio, messa alla prova sul circuito; il Suv U8, capace di comportarsi – non è un’iperbole – come un veicolo anfibio, galleggiando e muovendosi nell’acqua con una naturalezza che lascia perplessi. Poi ci sono le funzioni di guida assistita e autonoma, ormai di serie sui modelli di punta, e le stazioni Flash Charging, quelle che rendono possibile il “pieno” in meno di dieci minuti. Non si tratta di prototipi destinati a rimanere tali, ma di tecnologie già in fase di implementazione, che testimoniano i livelli incredibili raggiunti dal costruttore in pochi anni. Un ecosistema, quello di Zhengzhou, che funge da biglietto da visita per un’industria che non chiede più permesso, ma si limita a mostrare i fatti.




