Bologna, prima stazione Flash Charging Denza da 1.500 kW: ricarica ultrarapida tra innovazione e costi ancora alti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Che la mobilità elettrica stia vivendo una fase di trasformazione epocale è sotto gli occhi di tutti, ma che un’infrastruttura in grado di ricaricare un’auto in meno di dieci minuti faccia il suo debutto italiano proprio nel cuore dell’Emilia, terra tradizionalmente legata al motore endotermico, assume il sapore di una svolta quasi paradossale. È stata infatti inaugurata a Bologna, all’interno del nuovo flagship store del Gruppo Barchetti dedicato a BYD e al suo marchio premium Denza, la prima stazione di ricarica Flash Charging da 1.

500 kW del nostro Paese, una tecnologia che, sulla carta, azzera quello che per molti automobilisti rappresenta ancora il principale freno all’acquisto di un’auto a batteria: il tempo trascorso alla colonnina.

La stazione da record e il modello che la sfrutta

La colonnina, installata presso il polo polifunzionale del Gruppo Barchetti alle porte di Bologna, non è un semplice punto di ricarica, bensì un concentrato di potenza che al momento trova pieni riscontri pratici solo su un modello specifico. Perché se è vero che la potenza erogata tocca picchi mai visti prima in Italia, è altrettanto vero che le prestazioni dichiarate – con una batteria che passa dal 10 al 97 per cento di capacità in soli nove minuti – sono al momento appannaggio esclusivo della Denza Z9GT, una vettura dal prezzo di listino di 116.

450 euro, equipaggiata con la batteria Blade da 122 kWh. E la Yangwang U7, altra ammiraglia del gruppo cinese in grado di reggere simili flussi di energia, non è ancora disponibile sul mercato europeo, il che riduce per ora il bacino di utenti che possono realmente beneficiare di questa velocità da record.

L’operazione, che segna di fatto l’ingresso ufficiale della tecnologia Flash Charging nel Vecchio Continente attraverso la porta italiana, è stata presentata in contemporanea con l’apertura del nuovo spazio espositivo del Gruppo Barchetti, una struttura che unisce design architettonico e sostenibilità e che si candida a diventare un punto di riferimento per la mobilità premium elettrificata nel Nord Italia.

Il connubio tra il dealer bolognese e il colosso cinese, del resto, non è certo una novità, ma l’arrivo di questa stazione rappresenta un salto di qualità che va ben oltre la semplice vetrina commerciale, inserendosi in un piano strategico ben più ampio.

Il piano di espansione e l’investimento miliardario

BYD, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di fermarsi a questo singolo, seppur significativo, esordio bolognese. L’obiettivo dichiarato dall’azienda è quello di installare cento stazioni Flash Charging sull’intero territorio italiano entro la fine del 2026, mentre lo sguardo è già proiettato oltre i confini nazionali con un traguardo di tremila colonnine in tutta Europa da raggiungere entro il 2027.

Un piano di questa portata, va da sé, richiede risorse finanziarie considerevoli, e infatti il gruppo cinese ha annunciato un investimento complessivo di due miliardi di euro per sviluppare questa rete ad altissima potenza, con l’ambizione di ridisegnare la geografia della ricarica rapida sul continente.

Tuttavia, mentre l’aspetto tecnologico e l’ambizione industriale fanno scintille, il confronto con la realtà quotidiana degli automobilisti italiani rivela un altro scoglio, forse ancor più ostico dei minuti passati in attesa. Perché la potenza della colonnina, per quanto impressionante, non incide sul costo finale dell’energia erogata, e sono proprio i prezzi della ricarica pubblica a rappresentare il vero tallone d’Achille del sistema.

Attualmente, chi si rivolge alle infrastrutture pubbliche si trova a dover sborsare tra i 0,60 e gli 0,80 euro per ogni chilowattora prelevato, una cifra che diventa proibitiva se paragonata ai 0,08-0,25 euro al kWh che si spendono ricaricando l’auto tra le mura domestiche, magari sfruttando le ore notturne o i propri impianti fotovoltaici.

Il problema irrisolto dei costi di ricarica

La discrepanza tra questi due mondi, quello della ricarica casalinga e quello delle colonnine pubbliche, rischia di minare alla base la percezione di convenienza dell’auto elettrica, specialmente per chi non ha la possibilità di installare una wallbox privata o di accedere a tariffe agevolate. Ed è proprio su questo fronte che il dibattito politico e normativo comincia a farsi sentire, seppur con tempi diversi tra i vari Paesi.

Nel Regno Unito, a giugno del 2026, il governo ha ufficialmente aperto un tavolo di revisione sui prezzi della ricarica pubblica, un segnale che indica come il tema sia entrato nell’agenda politica oltremanica; in Italia, invece, la questione non è ancora stata posta con la stessa urgenza all’ordine del giorno, lasciando di fatto il mercato libero di determinare i costi senza un intervento regolatore che bilanci l’evidente disparità.

Resta quindi da chiedersi se una tecnologia rivoluzionaria come il Flash Charging, che risolve il problema dei tempi con una rapidità finora inimmaginabile, possa davvero fare da traino alla diffusione di massa del veicolo elettrico, oppure se il suo impatto rimarrà confinato a una nicchia di utenti facoltosi – quelli che possono permettersi vetture da oltre centomila euro – mentre la maggioranza dei potenziali acquirenti continuerà a fare i conti con il costo proibitivo dell’energia in strada.

La stazione di Bologna, insomma, rappresenta un faro tecnologico in grado di illuminare il futuro, ma la strada per rendere l’elettrico davvero accessibile e competitivo passa inevitabilmente anche da una riflessione approfondita sul prezzo al chilowattora, un nodo che al momento sembra ancora lontano da una soluzione strutturale nel nostro Paese.

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