Cremonini al Circo Massimo, tra il sold out e la protesta silenziosa dell’Aventino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il passo, per chi lo ascolta, è quello che conduce dagli stadi ai cosiddetti green field: spazi aperti dove la musica assume una dimensione quasi catartica, e che solo pochi interpreti del panorama italiano – quelli in grado di richiamare decine di migliaia di persone – possono realmente permettersi. È da questa premessa che prende forma il “Cremonini Live26”, il nuovo tour del cantautore bolognese, partito ufficialmente ieri sera da Roma con una doppia data-evento al Circo Massimo.
Dopo il trionfo nei templi del calcio nel 2025, l’artista ha scelto di celebrare oltre venticinque anni di carriera in luoghi iconici ma delicati: il Circo Massimo, appunto, seguito dall’Ippodromo Snai di Milano, dalla Music Park Arena di Imola e dalla Visarno Arena di Firenze. E se da un lato la macchina organizzativa sembrava pronta a macinare numeri da capogiro (si parla di oltre trecentocinquantamila presenze totali previste per queste sole sei tappe), dall’altro l'impatto con il territorio si è rivelato subito più complesso del previsto.
La via dei Cerchi già chiusa e il rebus trasporti per le due serate
Roma, come spesso accade con i grandi eventi, ha cominciato a subire le conseguenze logistiche del concerto ben prima dell’accensione del primo amplificatore. Le prime limitazioni, infatti, sono scattate già nella serata di giovedì 4 giugno, gettando le basi per un weekend di viabilità straordinaria: via dei Cerchi, nel tratto compreso tra via di San Gregorio e via di San Teodoro, è stata chiusa al traffico e rimarrà inaccessibile fino a lunedì.
L’evoluzione delle restrizioni, però, non si è fermata lì; venerdì sera, dalle 20:30, la morsa si è stretta ulteriormente coinvolgendo via del Circo Massimo e le arterie adiacenti, mentre a partire dalle 23 di venerdì diverse strade hanno subito la chiusura totale.
Per chi si appresta a raggiungere l’area archeologica in queste ore, la scelta più razionale cade inevitabilmente sulla metropolitana (linea B, fermata Circo Massimo), sebbene anche qui occorra fare i conti con orari differenziati: sabato l’ultima corsa è stata prolungata fino all’1:30, mentre domenica il servizio chiuderà molto prima, alle 23:30. I bus, dal canto loro, subiranno deviazioni a catena – le linee 75 e C3 cambieranno percorso da sabato, le altre seguiranno la domenica – lasciando intendere che muoversi nel centro storico richiederà una pazienza non indifferente.
Dalle foto dei tir alla preoccupazione geologica, la voce dei residenti
Oltre ai disagi per la viabilità, c’è però una tensione più profonda che serpeggia tra le mura dell’Aventino. Nei giorni precedenti l’evento, erano circolate alcune immagini – riprese da chi abita la zona – che mostravano l’area del Circo Massimo trasformata in un vero e proprio parcheggio di mezzi pesanti, una distesa di tir pronti per l’allestimento che non ha lasciato indifferenti i comitati di quartiere.
A farsi portavoce di un malessere ormai cronico è Enrico Barbieri, vicepresidente dell’Associazione Amici dell'Aventino, il quale esprime «grande preoccupazione» per le sorti di un sito archeologico unico al mondo.
La sua tesi, suffragata da episodi concreti, è che il problema non sia il singolo concerto, ma la frequenza e l’intensità crescente degli eventi: si passa in rassegna il caso del concerto di Travis Scott nel 2023 – quando i lampadari tremavano e i residenti credettero a una scossa di terremoto – fino ad arrivare a uno studio del 2019, relativo ai The Giornalisti, che aveva già evidenziato come le vibrazioni avessero raggiunto il limite massimo di tollerabilità per i monumenti. Non solo.
Barbieri ricorda come l’area poggia su cavità e antiche cave di pozzolana, un terreno argilloso che, compresso dal peso dei camion e della folla, rischierebbe di diventare impermeabile. Non è un caso, secondo questa narrazione, se gli allagamenti recenti del Circo Massimo vengono imputati proprio a questa compressione del suolo.
Sessantaquattromila spettatori e una scaletta da oltre due ore
Mentre si discute della tenuta del sito, la macchina dei concerti procede inesorabile: si attendono circa sessantaquattromila persone a serata per assistere a uno spettacolo della durata di due ore e mezza. La probabile scaletta, ricostruita sulla base del recente show di Gorizia, mescola i successi più recenti con i classici intramontabili che hanno segnato più generazioni. L’ouverture dovrebbe essere affidata ad “Alaska Baby”, per poi snodarsi attraverso un percorso che tocca “Dicono di me”, il ritmo latino di “Latin Lover” e la malinconia di “Logico #1”.
Non mancheranno i tributi alle origini, con “50 Special” dei Lùnapop, né le incursioni internazionali come la cover dei Queen “Tie Your Mother Down”, senza dimenticare gli immancabili cavalli di battaglia quali “Poetica” e “Nessuno vuole essere Robin”, fino al gran finale affidato a “Un giorno migliore”. L’artista, dal canto suo, ha promesso un’attenzione maniacale per la qualità audio in ogni angolo dell’arena, con torri custom e schermi circolari studiati per far sentire protagonista ognuno dei presenti.
Un’attenzione che, al netto delle polemiche, lascia intravedere la volontà di offrire un’esperienza totale, anche se il prezzo da pagare – in termini di vivibilità per il quartiere – si sta rivelando più alto del previsto.
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