Camion fermi in Sicilia dal 16 al 20 ottobre: proclamato il fermo dei trasportatori
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Redazione Interno
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Il Comitato Trasportatori Siciliani ha proclamato il fermo dei servizi di autotrasporto conto terzi in Sicilia dalle 00.01 di venerdì 16 ottobre 2026 alle 24.00 di martedì 20 ottobre. La decisione è contenuta in una lettera firmata dal segretario dell'assemblea Salvatore Bella e inviata al presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, al ministro dei Trasporti, al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, all'assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità Alessandro Aricò, alla Commissione di Garanzia sugli Scioperi e ai prefetti di Palermo, Catania e Messina.
Le ragioni della protesta
Alla base della mobilitazione ci sono due questioni distinte. Da un lato il caro carburante, con il gasolio che in Sicilia viaggia ormai su valori insostenibili per le imprese. «Abbiamo detto alla Regione di cercare una soluzione, un'alternativa perché noi col gasolio a 2 euro e 40 non possiamo più mettere in moto i nostri camion», ha dichiarato Bella all'indomani di un incontro con il dipartimento Trasporti e con l'assessore Aricò. «Quindi piuttosto ci fermeremo nei nostri piazzali, senza blocchi».
Dall'altro lato pesa la mancanza di certezze sul Sea Modal Shift, il contributo destinato agli autotrasportatori per incentivare la scelta della modalità di trasporto merci marittima in alternativa al tutto strada. Il Comitato lamenta l'assenza di riscontri dal governo nazionale sia sulla richiesta di intervento contro il caro carburante sia sui pagamenti del contributo.
«Non avendo avuto nessun riscontro da parte del governo nazionale», si legge nella nota, «il Comitato autotrasportatori siciliani ha proclamato il fermo dei trasporti e non movimenterà i propri semirimorchi nei porti della Sicilia».
Il quadro nazionale dei prezzi
La protesta siciliana si inserisce in un contesto di prezzi dei carburanti che da mesi mette sotto pressione famiglie e imprese. Secondo gli ultimi dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, domenica 27 settembre il prezzo medio self sulla rete stradale nazionale era di 2,159 euro al litro per la benzina e di 2,377 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale le medie salivano rispettivamente a 2,254 e 2,459 euro al litro.
Proprio lunedì 28 settembre è scattato il tetto ai prezzi deciso da Eni per i distributori della sua rete: benzina non oltre 1,99 euro al litro e gasolio non oltre 2,19 euro. La misura avrà una durata iniziale di trenta giorni, con possibilità di proroga fino alla fine dell'anno in base all'andamento del mercato. All'iniziativa del cane a sei zampe si è aggiunta quella di IP, controllata dal gruppo azero Socar, che applicherà progressivamente un limite ai prezzi di benzina e gasolio sulla propria rete. Complessivamente, le due iniziative potrebbero coinvolgere circa 8.500 distributori, quasi il 39 per cento della rete italiana.
La protesta degli agricoltori
Sul fronte agricolo, la tensione non si è placata. Nella giornata di lunedì 28 settembre gli agricoltori aderenti all'associazione Agrisat hanno organizzato un sit-in con i trattori lungo la statale Palermo-Agrigento, all'altezza del bivio di Bolognetta, e altri presidi sono stati allestiti a Ponte Olivo, sulla statale 117 bis Gela-Catania, davanti al mercato ortofrutticolo di Donnalucata. Il prezzo del gasolio agricolo, secondo quanto denunciato dall'associazione, è arrivato a 2,20-2,40 euro al litro.
«Per muovere un trattore ci vogliono 300 euro di gasolio ogni giorno», ha detto un agricoltore intervenuto in collegamento televisivo. Franco Calderone, presidente di Agrisat, ha rincarato la dose: «Il 90% dei terreni sono incolti perché è impossibile coltivare terreni col gasolio a questi prezzi». Agrisat contesta anche l'efficacia del tetto Eni, sostenendo che l'abbattimento di 15 centesimi al litro non incida sui costi di produzione delle aziende agricole, che acquistano carburante attraverso canali differenti da quello retail.
Le misure pubbliche già varate
Sul fronte degli interventi istituzionali, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha previsto un credito d'imposta per la maggiore spesa sostenuta per l'acquisto di gasolio utilizzato per la trazione dei veicoli Euro V ed Euro VI. La misura riguarda gli acquisti effettuati tra marzo e agosto 2026, confrontati con il prezzo del gasolio registrato nel febbraio dello stesso anno; le domande potevano essere presentate attraverso la piattaforma dedicata dal 1° settembre fino al 20 settembre.
La Regione Siciliana, dal canto suo, aveva previsto nei mesi scorsi un pacchetto da 30 milioni di euro per fronteggiare i rincari: 15 milioni destinati all'autotrasporto, 10 all'agricoltura e 5 alla pesca. Per le aziende agricole è stata inoltre autorizzata una maggiorazione fino al 30 per cento del quantitativo di carburante ad accisa agevolata.
Il decreto attuativo regionale sui 15 milioni per l'autotrasporto prevede contributi fino a 50 mila euro per impresa nell'ambito del regime super de minimis, con un sostegno pari al 70 per cento del maggior costo del carburante calcolato tra il 1° marzo e il 31 ottobre. Il Comitato trasportatori siciliani contesta però proprio il meccanismo del de minimis, sostenendo che molte imprese abbiano già esaurito il plafond ordinario degli aiuti e possano quindi beneficiare solo di una quota ridotta delle risorse.
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