Prezzi dei carburanti, la discesa del petrolio non ferma la salita al distributore. E gli autotrasportatori minacciano lo stop

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il paradosso, in queste ore, è talmente evidente da risultare quasi grottesco per chiunque si trovi a passare davanti a un tabellone luminoso. Da un lato, infatti, il greggio – quel Brent che fa da termometro alle tensioni globali – è franato sotto la soglia dei 92 dollari al barile, un crollo verticale alimentato dalla tregua lampo (seppur fragile) negoziata da Donald Trump con l’Iran, che ha riaperto i rubinetti virtuali dello Stretto di Hormuz. Dall’altro lato, però, i gestori dei distributori italiani, sia che si trovino lungo le assolate autostrade siciliane sia nei vicoli del centro di Palermo, hanno semplicemente “dimenticato” di abbassare le serrande virtuali dei prezzi. Anzi, hanno fatto l’esatto contrario: il gasolio continua a salire. Secondo le ultime rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornate a giovedì 9 aprile, il prezzo medio nazionale del gasolio in modalità self è passato da 2,191 a 2.203 euro al litro sulla rete autostradale, mentre la benzina è salita da 1,825 a 1,829. E questa, occorre dirlo, è solo la media.

La geografia dei rincari e il record siciliano

Se si scende nel dettaglio regionale, l’aumento del gasolio – a differenza di quanto accade solitamente con oscillazioni fisiologiche – è trasversale: tutte le Regioni hanno registrato un rincaro, con punte che in alcuni casi raggiungono i due centesimi al litro in una sola notte. Eppure, è in Sicilia che il fenomeno assume i contorni di una vera e propria emergenza sociale, quasi una “tassa occulta” sulla mobilità. Nel capoluogo isolano, il prezzo medio del self per il gasolio viaggia ormai stabilmente sopra quota 2,19 euro, toccando punte di 2,24 in città e arrivando a sfiorare i 2,29 in alcuni impianti. Cifre che impallidiscono, però, se si considera l’autostrada A20, il tratto che collega Palermo a Messina. Proprio qui, come denunciato dalle associazioni dei consumatori, alla stazione di servizio Q8 di Olivarella Sud (a Milazzo), il gasolio “premium” (quello denominato Iq) al servito ha varcato una soglia psicologica mai toccata prima: 3,184 euro al litro. Un pieno da cinquanta litri, in quel distributore, costa quasi quanto una cena di lusso.

La rabbia degli autotrasportatori e le convocazioni al Ministero

A farne le spese, ovviamente, non sono solo i pendolari, ma l’intera filiera produttiva nazionale. Gli autotrasportatori, che costituiscono il sistema nervoso dell’economia italiana, sono sul piede di guerra. Non si tratta più di un malumore generico, ma di una cronaca di numeri da capogiro: il costo del gasolio è aumentato di oltre il 30% in un mese, e per le aziende di trasporto – che devono anticipare liquidità senza sapere se e quando i ristori promessi arriveranno – la situazione è diventata insostenibile. A lanciare l’allarme più netto è la Fai (Federazione autotrasportatori italiani), che per bocca del suo nuovo presidente Fabrizio Rottoli, non esclude forme di agitazione: “Devono capire – ha detto Rottoli – che questo prezzo è insostenibile per noi”. E non è solo una minaccia verbale: il settore denuncia che, se la committenza (cioè chi affida le merci) continua a rifiutarsi di riconoscere le clausole di adeguamento del carburante, molte imprese saranno costrette a fermare i mezzi, con pesanti ripercussioni a cascata su supermercati e ospedali. Nel frattempo, il governo ha convocato d’urgenza al Ministero le principali compagnie petrolifere (Eni, Q8, Ip, Tamoil e Api) per chiedere un adeguamento immediato dei prezzi, mentre la Guardia di Finanza – che ha già accertato il 73% di violazioni su interventi mirati – tiene sotto osservazione l’intera filiera.

La “giungla” dei prezzi e il cortocircuito tra greggio e pompa

Ciò che emerge, insomma, è un cortocircuito perfetto. Il greggio scende, ma il diesel sale; la tregua in Medio Oriente allenta le tensioni sui mercati internazionali, ma qui da noi il self-service diventa un lusso. A Palermo, come riportano le cronache locali, si respira un’aria da “giungla autentica”, con prezzi che oscillano in modo selvaggio da un distributore all’altro senza una logica apparente. E se in Calabria si è sfondato il muro dei 2,2 euro al litro per il gasolio, in altre realtà come la Lombardia e Bolzano il prezzo medio supera addirittura quello praticato in autostrada, capovolgendo ogni consuetudine statistica. In questo scenario, il taglio delle accise varato in precedenza si rivela una pezza colorata su una ferita aperta: i cento milioni di euro stanziati, secondo le associazioni di categoria, sono già largamente insufficienti a coprire l’incremento dei costi operativi. E mentre i camionisti minacciano di lasciare i tir nei piazzali (con stop annunciati già a partire dal prossimo fine settimana), la domanda che aleggia tra gli automobilisti in coda alle pompe è sempre la stessa: se il barile scende, perché il contatore continua a salire?

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.