Carburanti, il governo ferma la maggioranza: niente soldi per gli autotrasportatori. Sciopero confermato da fine mese

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La forma, si sa, è conciliante. La sostanza, però, segue un'altra musica. Dopo un'estenuante trattativa che si è consumata tra le scrivanie del Senato, il governo ha deciso di porre un argine alle pressioni provenienti dalle sue stesse fila, bloccando sul nascere il tentativo di stanziare risorse fresche per il comparto dell'autotrasporto. I senatori di Fratelli d’Italia e della Lega, presentatori di alcuni emendamenti al decreto fiscale attualmente all’esame della commissione Finanze, avevano provato a inserire una postilla da 100 milioni di euro; un’ancora di salvezza, quantomeno nelle loro intenzioni, per arginare l’impennata dei costi del gasolio che da mesi – complice la crisi internazionale e il rincaro della materia prima – sta mettendo in ginocchio migliaia di imprese. Ma la copertura finanziaria per questi nuovi aiuti, nelle casse dello Stato, non c'è, o almeno così ha sostenuto l'esecutivo, costringendo la maggioranza a fare un passo indietro e a ritirare le proposte.

L’ultima chiamata prima del fermo dei mezzi

Non si tratta, va detto, di una reazione improvvisa, bensì dell’epilogo di una tensione ormai palpabile da settimane nel settore. Le associazioni di categoria, riunite sotto l’egida di UNATRAS – che rappresenta oltre il 90% delle imprese di trasporto merci su gomma – e FAI Conftrasporto, avevano provato a scongiurare il disastro con un ultimo, disperato tentativo diplomatico. Il 7 maggio scorso, una lettera dall’urgenza inequivocabile è stata recapitata a Palazzo Chigi, indirizzata direttamente alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al titolare dell'Economia Giancarlo Giorgetti e al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. L’oggetto era chiaro: chiedere un tavolo immediato per scongiurare la paralisi, ma la risposta, a quanto pare, o non è arrivata con la tempestività sperata, o si è rivelata insoddisfacente. E così, la protesta si è fatta sentire: i mezzi pesanti rimarranno fermi, parcheggiati a bordo strada, dal 25 al 29 maggio.

Conti in rosso per i tir: il costo insostenibile del diesel

Se il governo ha messo un veto agli aiuti, è bene ricordare il contesto economico drammatico in cui versano gli operatori del settore; un contesto che poco ha a che fare con la "pioggia" di milioni spesso evocata nei comunicati stampa. Per comprendere la rabbia degli autotrasportatori, basti pensare che l’incidenza del costo del carburante sul bilancio di un’azienda di trasporti oscilla mediamente tra il 25 e il 30%. Con il gasolio stabilmente attestato ben oltre la soglia psicologica dei 2 euro al litro, un mezzo pesante che percorre la media nazionale annua registra un aggravio di spesa che può superare i 12 mila euro. Non si tratta, dunque, di "margini ridotti": per le piccole imprese, spesso composte da un singolo camion e dal proprietario-autista, si tratta della linea sottile tra la sopravvivenza e la chiusura definitiva. Perdite secche, aggravate dal mancato ristoro delle accise e da una concorrenza spietata.

Logistica in bilico: cosa rischia l'economia italiana

La portata della protesta, certificata dal rispetto dei tempi tecnici del codice di autoregolamentazione (preavviso di 25 giorni, a differenza di altre sigle che hanno agito in modo più "spontaneo"), rischia di tradursi in un vero e proprio black out logistico per l’intero Paese. L’autotrasporto, è bene ricordarlo, movimenta la quasi totalità delle merci che riforniscono i supermercati, le fabbriche e i distributori di carburante stessi (un paradosso, quest’ultimo, che rende plastica la natura dell’emergenza). Le scorte nei magazzini, attualmente, sono sufficienti a garantire la copertura dei consumi solo per pochi giorni. Se i mezzi dovessero fermarsi realmente per cinque giorni, si assisterebbe a un effetto domino a partire dalla terza giornata di mobilitazione: dagli scaffali dei negozi di generi alimentari alla produzione industriale, dove il "just in time" non ammette ritardi. La richiesta degli autotrasportatori, in questo stallo, rimane aggrappata a punti cardine: la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi per fornire liquidità immediata e l’emanazione di un decreto attuativo che trasformi il credito d’imposta (già previsto sulla carta) in un ristoro tangibile e immediato, non dilazionato nei tempi della burocrazia.

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