Agrigento Capitale della Cultura, la Corte dei Conti certifica il fallimento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre si avvia verso il suo atto conclusivo, tra poco più di un mese, l’esperienza di Agrigento Capitale Italiana della Cultura si ritrova schiacciata dal giudizio severo della Corte dei Conti, che ha messo nero su bianco, in una relazione dettagliata, una sequela di criticità e di occasioni mancate. L’ente di controllo, nel suo referto, ha elencato undici punti critici, sottolineando come gli obiettivi primari della manifestazione non siano stati raggiunti nonostante l’impegno economico, di cui una parte cospicua proveniente dalle casse pubbliche, abbia superato la soglia dei dodici milioni di euro. Una situazione che, lontana dall’essere definita “magica”, è stata invece descritta da alcuni osservatori come un “interminabile periodo tragico” per l’isola, in un contesto dove altre opere simbolo, su cui l’esecutivo regionale aveva puntato molto, ricevono parimenti bocciature roboanti.

Opere incompiute e un bilancio desolante

Il quadro che emerge è quello di un programma ambizioso, composto da quarantaquattro progetti, che nella quasi totalità dei casi non ha visto la luce. All’approssimarsi della scadenza, infatti, soltanto quattro di essi possono considerarsi conclusi, lasciando un desolante catalogo di incompiute e di ritardi che hanno caratterizzato l’intero percorso. La gestione dell’evento, stando a quanto riportato, è stata segnata da una lunga serie di errori, da improvvisazioni e da strafalcioni, alcuni dei quali persino di natura grammaticale e apparsi, in maniera imbarazzante, sui cartelli stradali installati dall’Anas per annunciare l’arrivo nella “Valle” dei Templi. Una superficialità che ha contribuito a minare la credibilità dell’intera operazione fin dai suoi esordi.

La replica della Fondazione e le ombre sulla gestione

Di fronte alle pesanti osservazioni dei magistrati contabili, la Fondazione Agrigento 2025 ha fatto pervenire la sua replica, dichiarando di “accogliere il referto nel pieno spirito di trasparenza” che avrebbe dovuto accompagnare il percorso. Nella sua nota, l’ente organizzatore ha tenuto a specificare che, nonostante le evidenti criticità emerse, non si sarebbero registrati illeciti di natura economica, cercando in questo modo di scindere le carenze gestionali e progettuali da ipotetici profili di malversazione. Una distinzione che, tuttavia, poco aggiunge al dato sostanziale di un fallimento annunciato e ormai certificato, il quale rischia di lasciare un’eredità pesante alla città e al suo territorio.

Le ripercussioni politiche di un evento simbolo

La vicenda, com’era prevedibile, non è rimasta confinata alla sola dimensione culturale e amministrativa, ma ha immediatamente assunto forti connotati politici. L’opposizione, in particolare, non ha tardato a definire la bocciatura della Corte dei Conti un’“altra sberla” per il presidente della Regione, Renato Schifani, il quale aveva personalmente investito sul successo di Agrigento Capitale della Cultura, mettendoci la faccia e impegnando ingenti risorse pubbliche. Una sconfitta che si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per l’esecutivo regionale, chiamato a rendere conto di scelte strategiche i cui esiti, almeno in questo caso, sono stati ampiamente deludenti rispetto alle attese create.

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