Ex Ilva, il ministro Urso incontra i sindaci: chiusura dell'area a caldo entro 90 giorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato un vertice in videocollegamento con il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, il primo cittadino di Statte, Fabio Spada, e il presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, per fare il punto sullo stato dell'arte dell'ex Ilva e, più nello specifico, sulle ricadute che la recente decisione della magistratura milanese avrà sul polo siderurgico jonico.

La riunione, che si è svolta nel pomeriggio, arriva a pochi giorni da una sentenza destinata a cambiare radicalmente gli equilibri produttivi dell'impianto, con la Corte d'Appello di Milano che ha disposto la chiusura dell'area a caldo entro un termine perentorio di novanta giorni. Una decisione che, come sottolineato dai presenti, getta un'ombra lunga non solo sull'occupazione diretta e indiretta, ma sull'intero tessuto economico e sociale di un territorio che da decenni vive all'ombra dei suoi altiforni.

La sentenza e il conto alla rovescia per gli altiforni

Il nodo centrale del confronto, come si legge nella nota diffusa al termine dell'incontro dal Ministero, riguarda l'evoluzione del dossier alla luce del verdetto della Corte d'Appello di Milano. I giudici, accogliendo un ricorso presentato da cittadini e associazioni ambientaliste, hanno imposto la messa in sicurezza immediata delle aree produttive più calde, quelle cioè dove l'impatto delle emissioni sull'ambiente e sulla salute dei residenti è storicamente più elevato.

Il provvedimento, che fissa una scadenza precisa di tre mesi, rappresenta una svolta epocale per il sito produttivo, già segnato da una lunga crisi gestionale che ha visto susseguirsi commissariamenti, cessioni e piani di rilancio puntualmente arenatisi, e adesso rischia di tradursi in un fermo tecnico che potrebbe rivelarsi irreversibile se non si troverà rapidamente una soluzione di compromesso tra le esigenze della produzione e quelle della tutela ambientale.

Il fronte sindacale: convocazione al Ministero per il 4 agosto

In parallelo all'incontro istituzionale di ieri, il ministro Urso ha già fissato una data per il confronto con le parti sociali, che sono state ufficialmente convocate per martedì 4 agosto alle ore 10, presso la sala del Parlamentino del dicastero di via Veneto. L'obiettivo dichiarato, secondo quanto riferito da fonti sindacali, sarà quello di discutere il futuro dell'impianto tarantino, ascoltando le proposte dei rappresentanti dei lavoratori di fronte a uno scenario che si fa di ora in ora più cupo.

La convocazione, arrivata a stretto giro di posta rispetto al vertice con i territori, testimonia la volontà del governo di tenere insieme tutti i fili di una matassa complessa, anche se le posizioni in campo appaiono al momento distanti. Da una parte, i magistrati che chiedono il rispetto rigoroso delle norme ambientali e la salvaguardia della salute pubblica, dall'altra, l'azienda e i sindacati che temono il collasso definitivo di una produzione strategica per il settore dell'acciaio nazionale.

La preoccupazione delle istituzioni locali e il caso Salis

Durante la riunione, il presidente Decaro e i sindaci Bitetti e Spada hanno manifestato "grande preoccupazione per il futuro del territorio", sottolineando come la chiusura dell'area a caldo potrebbe avere conseguenze devastanti su un'area già martoriata da tassi di disoccupazione elevati e da un deficit infrastrutturale cronico.

In questo clima di incertezza, è intervenuta anche la sindaca di Genova, Silvia Salis, che attraverso un post sui propri profili social ha chiesto a Urso di trovare una soluzione di compromesso che eviti lo stop definitivo alla produzione, ricordando che l'acciaio prodotto a Taranto viene successivamente lavorato proprio negli stabilimenti del capoluogo ligure.

La presa di posizione, tuttavia, ha scatenato una dura reazione sui social da parte degli utenti tarantini, che hanno accusato la prima cittadina genovese di pensare unicamente agli interessi della sua città, invitandola ironicamente a "portare" l'acciaieria a Genova se ritiene che il problema sia così facilmente risolvibile.

Le prospettive di un dossier ancora aperto

Il dossier ex Ilva resta dunque in bilico tra sentenze giudiziarie, istanze ambientaliste e pressioni politiche, con il governo chiamato a mediare tra posizioni che appaiono al momento inconciliabili.

Da un lato, la magistratura ha posto un punto fermo sulla necessità di ridurre l'impatto inquinante dello stabilimento, in un'area da anni al centro di battaglie legali e di studi epidemiologici che hanno evidenziato un'incidenza di patologie tumorali superiore alla media nazionale; dall'altro, sindacati e istituzioni locali chiedono misure di salvaguardia occupazionale che non possono prescindere dal mantenimento di un livello minimo di attività produttiva.

Il prossimo appuntamento è fissato per il 4 agosto, quando al tavolo del Ministero siederanno i rappresentanti dei lavoratori, mentre i novanta giorni concessi dalla Corte d'Appello per la chiusura dell'area a caldo scorrono inesorabili, lasciando poco spazio a tattiche dilatorie e imponendo scelte rapide e, con ogni probabilità, dolorose per tutte le parti coinvolte.

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