Bimba trovata morta a Villa Pamphilj: l’ipotesi dello strangolamento e il mistero della donna senza nome
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Redazione Interno
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ROMA. La bimba di sei mesi rinvenuta senza vita a Villa Pamphilj potrebbe essere stata strangolata, forse la sera prima del ritrovamento. Il suo corpo, segnato da numerosi lividi – uno particolarmente violento all’altezza dell’anca, con tracce che ricordano le nocche di una mano – è stato scoperto a poca distanza da quello di una donna, probabilmente la madre, in avanzato stato di decomposizione.
Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire una vicenda che si presenta fin dall’inizio come un puzzle dai contorni sfuggenti. La donna, il cui cadavere era coperto da una busta nera, non aveva documenti, non risultava nei database della polizia e non aveva mai richiesto un permesso di soggiorno. Un “fantasma”, come l’hanno definita alcuni investigatori, i cui unici indizi potrebbero essere i tatuaggi sul corpo. I tratti somatici, comuni alla piccola – pelle e capelli chiari, lineamenti riconducibili all’Europa dell’Est – fanno supporre un legame di parentela.
Le tempistiche dei decessi complicano ulteriormente il quadro. La donna sarebbe morta almeno quattro giorni prima del ritrovamento, mentre la bimba tra le 12 e le 36 ore prima. Un lasso di tempo che solleva interrogativi inquietanti: cosa è accaduto alla neonata nei giorni successivi alla morte della presunta madre? Era sola, abbandonata tra i cespugli del parco, o qualcuno l’ha tenuta con sé prima di ucciderla? Il timore è che possa essere rimasta in balia di individui pericolosi, come quelli che frequentano la zona, nota per essere rifugio di senzatetto e sbandati.
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