Tajani e Piantedosi concludono in Niger la missione africana per la stabilità
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Redazione Esteri
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La missione di governo in Africa occidentale del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, assieme al titolare del Viminale Matteo Piantedosi, si è conclusa a Niamey, dopo le tappe in Mauritania e Senegal. L’obiettivo dichiarato dell’iniziativa, che rientra in una strategia più ampia e articolata, è quello di costruire e garantire una stabilità duratura nell’area subsahariana, dove Roma ambisce a ritagliarsi un ruolo di “portavoce” presso le istituzioni europee e, più in generale, in tutto l’Occidente. I due ministri, le cui agende hanno incrociato tanto i colloqui istituzionali con le massime autorità locali quanto la verifica sul campo delle operazioni, hanno voluto sottolineare l’impegno italiano in un quadrante strategico, sebbene complesso e talvolta instabile.
Il fulcro operativo nella base del Niger
Momento significativo della visita in Niger è stato quello dedicato alla Base militare italiana di supporto, che ospita circa trecento soldati del contingente della Missione bilaterale, la cui autorizzazione risale al 2017. La presenza dei nostri militari, la cui attività è fondamentale nel contrasto alla minaccia jihadista e ai trafficanti di esseri umani, rappresenta un tassello concreto della politica estera e di sicurezza nazionale. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva peraltro annunciato un suo prossimo viaggio nel paese, a conferma di un’attenzione che non viene meno.
La lunga partita italiana con Niamey
Quella con il Niger, in effetti, è una partita che l’Italia ha aperto da parecchio tempo, una partita sospesa ma che l’esecutivo attuale sta tentando di riprendere con rinnovato vigore, servendosi degli strumenti e degli uomini oggi a disposizione. Il tema centrale, che non può essere disgiunto dalle questioni di sicurezza, rimane l’immigrazione, un solco che era stato tracciato in precedenza dall’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, il quale oggi presiede la Fondazione Med-Or. L’approccio, quindi, sembra proseguire su un binario collaudato, che unisce la dimensione della cooperazione a quella del controllo.
Il dialogo economico parallelo
Accanto ai dossier sulla sicurezza e sulla gestione dei flussi migratori, la missione ha avuto una rilevante componente economica, come dimostra il Forum Imprenditoriale Italia-Senegal tenutosi a Dakar. L’evento, organizzato dal Ministero degli Affari Esteri e da Agenzia ICE in collaborazione con Confindustria Assafrica & Mediterraneo, ha riunito imprese, istituzioni e associazioni dei due paesi con l’intento di approfondire le opportunità di collaborazione. Tre i tavoli tematici che hanno caratterizzato i lavori, dedicati rispettivamente ad agroindustria, infrastrutture fisiche e digitali, ed energie rinnovabili, settori nei quali le competenze italiane possono trovare un terreno fertile per svilupparsi.




