Lazio-Udinese, quel 3-3 che all’Olimpico sa di ko per la stanchezza e di beffa annunciata
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Redazione Sport
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Si è chiusa con un risultato che sa tanto di pareggio incompleto, se non addirittura di sconfitta morale per i padroni di casa, la sfida che ha messo fine alla trentaquattresima giornata di Serie A. Allo stadio Olimpico di Roma, di fronte a un pubblico ridotto all’osso per una protesta che aveva lo scopo di manifestare il dissenso verso la dirigenza (neanche novemila i paganti), Lazio e Udinese hanno imbastito un 3-3 folle, ricco di capovolgimenti di fronte e di quella imprevedibilità che solo un finale di campionato senza troppi obiettivi di classifica può regalare. Il primo tempo, va detto, non lasciava presagire la pirotecnica parità finale: l’Udinese, più fresca e scatenata, ha approfittato della lentezza mentale dei laziali per passare al diciottesimo minuto con il difensore Kingsley Ehizibue, il cui destro potentissimo a fil di palo ha beffato il portiere Motta, ancora probabilmente sulle ali dell’entusiasmo dopo la Coppa Italia, ma tradito dall’impatto psicofisico.
La ripresa e l’illusione della rimonta firmata Pedro
Nella ripresa la musica è cambiata, complice anche l’ingresso in campo di elementi come Pedro, la cui classe, va detto, rimane immutata nonostante l’avanzare dell’età. A riportare in equilibrio la contesa ci ha pensato Luca Pellegrini al cinquantesimo minuto, con una conclusione dalla distanza chirurgica che si è insaccata all’incrocio dei pali. La partita sembrava incanalarsi sui binari di un equilibrato 1-1, ma l’inerzia è esplosa letteralmente nell’ultimo quarto d’ora. Le energie nervose accumulate dai biancocelesti – reduci dalla fatica dei calci di rigore in Coppa Italia contro l’Atalanta a metà settimana – sono sembrate esaurirsi nel momento cruciale, anche se c’è stato spazio per il lampo del solito Pedro. Al minuto 80, con un destro a giro di quelli che ti aspetti da un fuoriclasse, ha firmato il sorpasso, regalando l’illusione della vittoria ai suoi.
La doppietta lampo di Atta e la beffa Maldini
Proprio quando i tifosi accasati in un Olimpico deserto iniziavano a sognare i tre punti, ecco materializzarsi la doccia gelata. L’Udinese, per nulla domata dalle difficoltà, ha trovato la forza per replicare immediatamente con la doppietta del centrocampista Arthur Atta, un colpo di scena dopo l’altro che sembrava destinato a consegnare l’intera posta in palio ai friulani. L’attaccante, infatti, ha firmato la rete del definitivo sorpasso al novantatreesimo minuto, sfruttando una serie di palle sporche in area che hanno messo in seria difficoltà la retroguardia di casa. A questo punto, la stanchezza laziale avrebbe dovuto suggellare la resa, e invece alla Lazio è rimasta una risorsa: l’orgoglio. Sull’onda del recupero, e grazie a una deviazione decisiva, il giovane Daniel Maldini ha trovato lo spunto giusto al novantaseiesimo per firmare il 3-3 finale. Una zampata che sa di miracolo per chi lo ha visto entrare a partita in corso e che ha evitato una sconfitta che, fino a pochi secondi prima, sembrava inevitabile.
La lettura di Sarri e il peso specifico delle energie
A margine del match, l’allenatore della Lazio, Maurizio Sarri, ha evidenziato come la prestazione sia stata inizialmente condizionata da un deficit di energia nervosa e mentale, sottolineando come la squadra sia entrata nel vivo del gioco solo dopo una mezz’ora stentata. Nel suo commento, poi, ha posto l’accento su un episodio che a suo dire è stato il vero spartiacque della contesa: l’occasione da gol fallita da Dele-Bashiru sul risultato di 2. Da quel preciso istante, la squadra ha subito il gap fisico degli avversari, andando in sofferenza su tutte quelle mischie e quei rimpalli che sono poi effettivamente degenerati nelle reti subite nel finale. Nonostante il risultato positivo sulla carta, insomma, il rammarico per un’occasione sprecata prevale nettamente sull’entusiasmo per la rimonta in extremis.




