Lazio-Udinese, il pari di Maldini vale la fotografia di una pazza corsa all’Olimpico
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Redazione Sport
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La notte dell’Olimpico, quella del 27 aprile 2026, racconta il calcio attraverso la sua imprevedibilità più genuina: un 3-3 che non nasce da disattenzioni banali, bensì da un susseguirsi di episodi tecnici di alto profilo, ciascuno in grado di ribaltare l’inerzia di una partita già segnata dalla stanchezza fisica – quella maturata mercoledì scorso a Bergamo in Coppa Italia – e da un contesto di pubblico ridotto all’osso. Neanche novemila spettatori, infatti, hanno popolato gli spalti: un dato che parla da sé, figlio di una protesta chiara verso la proprietà, e che tuttavia non ha impedito al campo di regalare emozioni concentrate tutte nel secondo tempo, con cinque reti e un finale da cardiopalma.
L’avvio e la reazione: Ehizibue e Pellegrini, due colpi da fuori
Ad aprire le danze, al diciottesimo minuto del primo tempo, ci ha pensato Ehizibue: un supergol che ha sorpreso la difesa biancoceleste per potenza e precisione, dimostrando come l’Udinese non fosse venuta a Roma per difendersi. D’altra parte, la Lazio – reduce dall’impegno infrasettimanale – ha impiegato l’intera prima frazione a riordinare le idee. Il pareggio è arrivato al cinquantesimo, firmato da Luca Pellegrini con un mancino dalla distanza che non ha lasciato scampo al portiere ospite. Due conclusioni chirurgiche, due modi diversi di interpretare la costruzione dal basso: l’una più fisica, l’altra più ragionata.
L’ottantesimo e il delirio: Pedro, la doppietta di Atta e il pari al novantaseiesimo
Dall’ottantesimo in poi, però, il copione è saltato definitivamente. Pedro, con un destro a giro da posizione defilata, ha confezionato quello che molti definirebbero un capolavoro: un pallone che sembrava destinato all’esterno della rete e che invece si è insaccato sul secondo palo, beffando Okoye. Un vantaggio che sembrava quello decisivo, e invece l’Udinese aveva ancora qualcosa da dire. Atta, elegante nel muoversi tra le maglie avversarie, ha prima bucato due volte la retroguardia laziale in sette minuti – all’86’ e al novantatreesimo – ribaltando completamente il risultato. Sembrava fatta per i friulani, ma al novantaseiesimo Daniel Maldini – che di questi casi ha fatto un’arte – è stato al posto giusto nel momento giusto, acciuffando il 3-3 finale e consegnando un punto a testa a due squadre che non hanno mai smesso di crederci.
Le pagelle: Pedro e Atta guidano lo spettacolo, Maldini decisivo
A guardare le valutazioni di chi ha raccontato la gara, Pedro si prende un 7,5 per quel guizzo che sa d’arte pura; stesso voto per Atta, capace di trovare due reti in sette minuti senza mai forzare l’eleganza del proprio gesto tecnico. Maldini, invece, conquista un 7: la sua marcatura nel recupero non è stato un caso, ma l’esito di una lettura anticipata dell’azione. Ehizibue, con il suo supergol iniziale, ha già messo in mostra qualità che non passano inosservate. Nessuna sintesi, però, potrebbe restituire l’intreccio di emozioni vissuto all’Olimpico: una partita pazza, nel senso più nobile del termine, capace di regalare sei gol e quattro reti dopo l’ottantesimo – di cui due nel recupero – a dimostrazione che, in certi contesti, la stanchezza diventa complice dello spettacolo più che frenarlo.




