Lazio-Udinese, il 3-3 firmato Maldini all’ultimo respiro chiude una notte di sorpassi e follia all’Olimpico

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Roma, stadio Olimpico – ne sono successe talmente tante, nelle frazioni finali di questo Lazio-Udinese, che persino chi aveva smesso di crederci si è ritrovato a dover ricredere. Il tabellone dice 3-3, un risultato che di per sé racconta solo una parte della storia: quella vera, quella che terrà banco per giorni negli spogliatoi e nelle moviole, è fatta di cinque reti nella sola ripresa – quattro delle quali concentrate negli ultimi dieci minuti più recupero – e di un’incredibile sequenza di sorpassi e controsorpassi. A firmare il definitivo pareggio, al novantaseiesimo minuto, è stato Daniel Maldini: il suo destro, deviato o forse no poco prima di infilarsi all’incrocio, ha gelato la panchina ospite e restituito un punto alla Lazio che sembrava ormai perduta.

Un primo tempo di studio, poi Ehizibue rompe gli equilibri

La partita, è bene ricordarlo, non aveva mostrato fin da subito questa furia. Nel primo tempo i ritmi erano stati piuttosto compassati, con le due difese attente a concedere poco. A rompere l’equilibrio, al diciottesimo minuto, ci ha pensato Ehizibue: un’azione insistita sulla fascia destra, un cross che diventa una conclusione sporca, e la palla che si insacca dove il portiere non può arrivare. Per l’Udinese, reduce da un’ottima striscia di risultati, si trattava del vantaggio ideale per gestire il resto della frazione. La Lazio, dal canto suo, faticava a trovare varchi in una retroguardia ben chiusa, e il primo tempo si chiudeva senza altri sussulti.

La rimonta biancoceleste: Pellegrini e Pedro ribaltano la gara

Nella ripresa, però, il copione è cambiato radicalmente. Bastano cinque minuti a Luca Pellegrini – quel terzino sinistro dalla grande capacità di inserimento – per riportare tutto in parità: una sgroppata sulla sinistra, lo scambio stretto con un compagno, poi il sinistro che si infila all’angolino. L’Olimpico si è rianimato, e la Lazio ha cominciato a spingere con maggiore convinzione. Il turnover degli attacchi biancocelesti produceva frutti, ma il gol del definitivo sorpasso portava la firma di Pedro all’ottantesimo: un destro a giro di quelli che solo lui sa inventare, la palla che descrive una traiettoria imprendibile e si insacca sotto l’incrocio. Sembrava fatta, per Maurizio Sarri e i suoi.

Atta ribalta tutto in due minuti, poi Maldini salva i suoi

Invece – ed è qui che la partita è entrata nella sua dimensione più folle – l’Udinese non solo non si è arresa, ma ha trovato le energie per una rimonta nella rimonta. Prima Atta, all’ottantaseiesimo, approfitta di una respinta corta della difesa e infila l’1-2; poi, quando ormai il cronometro segnava il novantatreesimo minuto, lo stesso Atta si ripete, bucando ancora il portiere laziale con un tap-in da pochi passi dopo una mischia in area. Sembrava la classica legge del calcio: chi non chiude la partita, la subisce. E invece c’era ancora tempo per il colpo di scena finale. Al novantaseiesimo, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, la palla carambola nell’area friulana e arriva sui piedi di Daniel Maldini, che di prima intenzione calcia al volo: la deviazione decisiva – forse di un difensore, forse no – inganna il portiere e sancisce il 3. Un pari che sa di beffa per gli ospiti, ma che per la Lazio vale almeno la salvezza dell’imbattibilità casalinga.

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