Burnham riapre il dossier Brexit: «Tutte le opzioni sul tavolo», e Kinnock soffia sul fuoco

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A dieci anni dal referendum che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, il dibattito sulla Brexit torna a occupare la scena politica britannica con una intensità che, secondo la BBC, non si vedeva da tempo. Il primo ministro laburista Andy Burnham ha rotto gli indugi e, prima al congresso di Liverpool e poi alla Camera dei Comuni, ha sostenuto che «la Brexit ha fatto più male che bene» al Paese, delineando una prospettiva in cui tutte le strade restano aperte, compresa quella di un riavvicinamento sostanziale a Bruxelles.

La posizione di Burnham e il summit di novembre

La strategia del premier si muove su due binari distinti ma convergenti. Nel breve periodo, Downing Street punta a ottenere risultati concreti al vertice con l’Unione europea in programma a Bruxelles il 20 novembre, concentrandosi su questioni come la mobilità giovanile, i prodotti alimentari e l’energia.

Burnham sostiene che un simile approfondimento dei rapporti possa contribuire a ridurre l’immigrazione illegale e a stimolare la crescita economica, senza per questo violare le promesse elettorali laburiste che escludono l’adesione al mercato unico, all’unione doganale e la libertà di movimento. Sul medio periodo, però, lo scenario cambia: interrogato sulla possibilità che il prossimo manifesto laburista includa un nuovo referendum sull’adesione, il primo ministro non ha chiuso la porta, limitandosi a definire l’ipotesi «possibile».

L’endorsement di Kinnock e il fattore Farage

A dare man forte alla svolta di Burnham è intervenuto Neil Kinnock, ex leader laburista e mentore politico del premier, che in un’intervista a Repubblica non ha usato giri di parole: «L’obiettivo di Andy Burnham è quello di far tornare il Regno Unito in Unione Europea, e sarà lui l’uomo che ce la farà, ne sono certo».

Kinnock ha aggiunto che Burnham è un europeista convinto e che la sua determinazione a cambiare il rapporto con Bruxelles è autentica, sostenendo che la scelta di non enfatizzare il tema durante le elezioni suppletive di Makerfield fosse solo una questione di tempismo.

Sul fronte opposto, Nigel Farage, l’artefice della vittoria del Leave nel 2016, ha replicato definendo Burnham «un bugiardo», mentre l’ex primo ministro Boris Johnson ha contestato le affermazioni del premier su una presunta interferenza russa nel referendum, sostenendo che ai suoi tempi la risposta era stata che non vi erano prove di un’interferenza riuscita.

Il modello «Svizzera Plus» e i numeri dei sondaggi

Mentre a Londra il dibattito si accende, dalle istituzioni europee arriva una proposta che potrebbe cambiare i termini della questione. Bernd Lange, presidente della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, ha rilanciato l’ipotesi di un accordo «Svizzera Plus» per il Regno Unito: un modello che, sulla falsariga dell’intesa siglata da Berna con Bruxelles, garantirebbe un accesso privilegiato al mercato unico senza l’adesione formale all’Unione, prevedendo però contributi finanziari e libertà di circolazione.

Lange, che ha preso parte ai negoziati sulla Brexit, ha spiegato che un’intesa del genere potrebbe essere negoziata nel giro di pochi mesi e che le porte dell’Unione restano aperte: «Mi piacerebbe vedere il Regno Unito tornare», ha dichiarato, precisando che il passo finale verso la piena adesione «non è vietato, ma è nelle vostre mani».

A sostegno di questa inversione di rotta ci sono i dati demografici: un megasondaggio pubblicato questo mese su oltre 11mila persone indica che il 50 per cento dei britannici è favorevole al ritorno nell’Unione, contro il 28 per cento di contrari, mentre quasi il 60 per cento ritiene che l’uscita sia stata un errore.

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