Burnham riapre il dossier Brexit, Londra studia il modello «Svizzera plus»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A dieci anni dal referendum che ha portato il Regno Unito fuori dall’Unione europea, il dibattito sulla Brexit torna al centro della politica britannica con un’intensità che non si vedeva da tempo. Il primo ministro Andy Burnham ha rotto un tabù che aveva accompagnato tutti i suoi predecessori, dichiarando apertamente che restare fuori dall’Unione non è più una condizione accettabile per il Paese.

La sua posizione, espressa in diverse interviste e ribadita davanti ai deputati, ha immediatamente riacceso le discussioni a Londra e a Bruxelles, dove le cancellerie osservano con attenzione le mosse del nuovo inquilino di Downing Street.

Le parole di Kinnock e l’obiettivo dichiarato

A chiarire la portata del cambiamento ci ha pensato Neil Kinnock, ex leader laburista e mentore politico dello stesso Burnham. In un’intervista al quotidiano italiano la Repubblica, Kinnock non ha usato giri di parole: «L’obiettivo di Andy Burnham è quello di far tornare il Regno Unito in Unione Europea, e sarà lui l’uomo che ce la farà, ne sono certo». Parole che pesano, perché arrivano da una figura storica del partito e confermano che quella che fino a pochi mesi fa sembrava un’ipotesi impronunciabile è ormai diventata una prospettiva concreta nel dibattito pubblico britannico.

Burnham, dal canto suo, ha scelto una linea più prudente ma altrettanto netta: tutte le strade restano aperte, ha fatto sapere il suo portavoce, e tra le opzioni sul tavolo ci sono l’adesione al mercato unico, l’unione doganale o un ritorno pieno nell’Unione.

Il modello «Svizzera plus» e il ruolo di Bernd Lange

Mentre a Londra si discute di tempi e modi, da Bruxelles arriva una proposta che potrebbe accelerare i tempi. Bernd Lange, presidente della commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo e negoziatore di lungo corso sulle questioni della Brexit, ha rilanciato l’ipotesi di un accordo sul modello «Svizzera plus».

Si tratterebbe di un’intesa che garantirebbe al Regno Unito un accesso approfondito al mercato unico senza la piena appartenenza all’Unione, sulla falsariga di quanto avviene per la Confederazione elvetica, che da anni intrattiene rapporti privilegiati con Bruxelles attraverso una rete di accordi bilaterali.

Lange ha spiegato che un’intesa di questo tipo potrebbe essere negoziata nel giro di pochi mesi da un’eventuale decisione britannica di approfondire i legami con il blocco, e ha aggiunto che l’Unione europea sente la mancanza del Regno Unito nei processi decisionali, soprattutto per la sua tradizione di promozione dei mercati aperti e della democrazia.

Le reazioni delle cancellerie e i nodi ancora aperti

La prospettiva di un riavvicinamento ha suscitato reazioni immediate nelle capitali europee. Il presidente francese Emmanuel Macron ha commentato con un «Welcome back» pronunciato in inglese durante una conferenza stampa a Madrid, definendo la mossa di Burnham una buona notizia tanto per il Regno Unito quanto per l’Europa. Il premier spagnolo Pedro Sanchez si è spinto oltre, affermando che la Spagna accoglierebbe Londra «a braccia aperte».

Più cauta è stata la reazione degli apparati di Bruxelles: fonti diplomatiche hanno fatto sapere che qualsiasi riavvicinamento richiederà concessioni significative da parte britannica e che l’Unione non è disposta a concedere un accesso selettivo alle proprie regole senza un allineamento sostanziale.

Resta poi aperto il dossier del «Made in Europe», il pacchetto legislativo europeo che rischia di escludere le imprese britanniche da appalti e commesse pubbliche: Burnham preme per un’inclusione del Regno Unito, sostenuto da Germania, Italia e Paesi Bassi, mentre la Francia si oppone temendo ripercussioni sui tempi di approvazione della normativa.

I numeri dell’opinione pubblica britannica

A sostegno della nuova apertura politica c’è un dato che nessun analista può ignorare. Un sondaggio condotto su oltre 11mila persone e pubblicato nel mese di ottobre indica che il 50 per cento dei britannici è favorevole al ritorno nell’Unione, contro il 28 per cento di contrari e una quota residuale di indecisi. Un’altra rilevazione, diffusa sempre in queste settimane, suggerisce che se si votasse oggi soltanto una manciata di collegi confermerebbe la scelta del 2016.

Numeri che raccontano un Paese profondamente diverso da quello che dieci anni fa scelse la rottura con Bruxelles, ma che non bastano da soli a definire un percorso: la strada verso un’eventuale rientro passa per un negoziato complesso, per la definizione dei rapporti futuri su mercato unico e unione doganale, e per un confronto politico interno che si preannuncia aspro, con l’opposizione conservatrice già schierata contro quella che considera una resa alle istituzioni europee.

Il vertice tra Londra e Bruxelles in programma il 20 novembre sarà il primo banco di prova per capire se le parole di queste settimane si tradurranno in atti concreti.

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