Putin: "Relazioni con Italia deteriorate, ma Mosca è pronta a ripartire"
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Redazione Esteri
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Nel corso di un incontro al Cremlino con gli ambasciatori accreditati, tra cui quello italiano Stefano Beltrame, il presidente russo Vladimir Putin ha tracciato un bilancio dei rapporti con i paesi europei, dedicando una menzione specifica all'Italia. Le relazioni bilaterali, ha affermato Putin, attualmente “lasciano molto a desiderare”, una condizione che Mosca, per sua dichiarazione, sarebbe tuttavia pronta a superare lavorando al loro ripristino. Questa apertura, per quanto formulata, si inserisce in un contesto diplomatico ancora congelato dalle conseguenze dell'invasione dell'Ucraina, un atto che continua a rappresentare la frattura insanabile tra la Russia e la maggioranza delle capitali occidentali.
La replica netta di Roma sull'origine della crisi
La risposta del governo italiano, affidata alle parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, non si è fatta attendere e ha chiarito, senza ambiguità, le ragioni dello stato deplorevole denunciato dallo stesso Putin. “I rapporti sono degradati perché noi abbiamo detto che il Cremlino ha sbagliato a invadere l'Ucraina e abbiamo difeso l'Ucraina, ma non siamo in guerra con il popolo russo”, ha dichiarato Tajani, riaffermando il giudizio di Roma sull'operato di Mosca. La posizione italiana, dunque, individua nell'azione militare russa, considerata un atto illegittimo e una conculcazione della libertà degli ucraini, la causa diretta del deterioramento, respingendo implicitamente ogni equidistanza sulla responsabilità della crisi.
I segnali di dialogo nel quadro della guerra in Ucraina
Nonostante il fossato, dal Cremlino giungono valutazioni su possibili spiragli. Il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov ha infatti commentato di aver “recepito segnali da Roma, Parigi e Berlino sulla necessità di un dialogo con la Russia”, interpretandoli come un'evoluzione positiva. Questa lettura, che sembra cogliere una certa fatica nel mantenere un fronte perfettamente unitario nel lungo periodo, coesiste con la prosecuzione del conflitto e con la ferma posizione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale ha ribadito che “non siamo mai stati né saremo un ostacolo alla pace”, scaricando nuovamente sulla scelta invasiva russa l'onere dell'avvio di negoziati reali.
L'attivismo diplomatico di Mosca su altri teatri
Parallelamente, la diplomazia rassa di Putin mostra un notevole attivismo su altri scenari internazionali critici, come dimostrano i recenti contatti telefonici del leader del Cremlino. Un colloquio con il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha toccato la situazione in Medio Oriente e in Iran, definita da Mosca “molto tesa”, mentre un altro vertice si è svolto con il nuovo presidente iraniano. In queste conversazioni, la Russia si è detta disponibile a un “dialogo costruttivo” e ha ribadito i propri sforzi per favorire la de-escalation, costruendo un'immagine di attore diplomatico globale, benché isolato sulla questione ucraina, dove la sua disponibilità al ripristino dei rapporti con l'Italia non è per ora accompagnata da inversioni di rotta sul campo.




