Il presidente della Figc Gravina frena su arbitro asiatico per Milan-Como a Perth

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A margine del consiglio federale, il presidente della Figc Gabriele Gravina ha espresso netta perplessità riguardo alla scelta, di competenza della Lega Serie A, di affidare a un arbitro di nazionalità asiatica la partita tra Milan e Como, che si disputerà l'8 febbraio 2026 allo stadio Optus di Perth, in Australia. Gravina, pur ribadendo che la federazione ha concesso la propria disponibilità ad assecondare la decisione di giocare in territorio australiano – una scelta dettata da strategie di mercato internazionale – ha annunciato che intende aprire una riflessione con i vertici del campionato, concentrandosi non tanto sulla location del match, quanto proprio sulla designazione arbitrale e sul principio di equa competizione. "Per ora, non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale sul fatto che si giochi a Perth", ha precisato il numero uno del calcio italiano, sottolineando come la vicenda ponga interrogativi che vanno oltre la mera logistica.

Logistica estrema e interrogativi regolamentari

L’incontro, valido per la ventiquattresima giornata del campionato di Serie A, rappresenta un esperimento senza precedenti per la league italiana, la quale intende promuovere il proprio brand in aree geografiche, come l’Asia e l’Oceania, considerate cruciali per lo sviluppo commerciale. L’operazione, tuttavia, comporta una trasferta di proporzioni estreme, con un viaggio che supera le quattordicimila miglia e costringe le squadre a fronteggiare quasi un giorno intero di volo, con tutte le conseguenze del caso in termini di fatica e adattamento dei ritmi circadiani. Su questo aspetto, che solleva dubbi oggettivi sull’uniformità delle condizioni di gara per le compagini impegnate nel resto del campionato, Gravina non è entrato nel merito, limitandosi a ricordare l’autonomia decisionale della Lega; ha invece voluto accendere i riflettori su un elemento specifico, quale la provenienza del direttore di gara, sollevando una questione che tocca il cuore stesso della regolarità della competizione.

La "figuraccia" del caso Allegri e la deriva educativa

In un passaggio distinto del suo intervento, il presidente federale si è poi soffermato con parole durissime sul noto episodio di aggressione verbale che ha visto protagonista l’allenatore del Milan, definendolo senza mezzi termini “una figuraccia”. Pur riconoscendo che il regolamento sportivo prevede sanzioni per certe violazioni, Gravina ha inquadrato la faccenda principalmente come un problema di carattere culturale, legato a una progressiva perdita di educazione e rispetto nelle interazioni, specie in panchina. “Purtroppo offendere sta diventando quasi normale”, ha osservato, criticando l’idea, sempre più diffusa, che un comportamento urlato e aggressivo verso i dirigenti di campo possa in qualche modo influenzarne le decisioni. Una deriva che, a suo avviso, rende alcuni movimenti delle panchine del tutto “inguardabili”.

Una riflessione necessaria sul futuro del gioco

Il quadro che emerge dalle dichiarazioni di Gravina, dunque, unisce due piani solo in apparenza distanti: da un lato, la gestione di un calendario sempre più globalizzato e commerciale, che spinge i confini della tradizionale geografia sportiva e impone nuove sfide, come quella dell’imparzialità arbitrale in contesti internazionali; dall’altro, una preoccupazione genuina per il degrado dei toni e dei comportamenti all’interno dello stesso mondo del calcio, visto come un sintomo di un malessere più ampio. L’invito a una riflessione con la Lega Serie A sull’arbitro di Milan-Como non è quindi una semplice nota burocratica, ma un primo passo per interrogarsi su come preservare l’integrità sportiva e l’equità della competizione, mentre il business del pallone continua la sua corsa verso nuovi orizzonti e mercati.

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