Tensione a Sebastopoli e alle Curili: attentato in Crimea contro un ex ufficiale ucraino, Putin vola sulle isole contese con Tokyo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un'esplosione sconvolge la città di Sebastopoli, nella penisola di Crimea occupata dalle forze russe, dove un ordigno nascosto all'interno di un cestino dei rifiuti ha ucciso un militare del ministero della Difesa della Federazione Russa; sebbene le autorità di Mosca non abbiano inizialmente diffuso l'identità della vittima, fonti dei canali Telegram russi e ucraini hanno indicato nel capitano di primo grado Robert Shageev l'uomo rimasto ucciso nel attentato, un ex comandante del sottomarino ucraino Zaporizhzhia passato alla flotta russa dopo l'annessione della Crimea nel 2014 e considerato

Da Kiev un traditore della patria, con l'accusa di aver consegnato il proprio battello ai russi senza opporre resistenza e di aver successivamente partecipato attivamente alle operazioni belliche contro l'Ucraina, guidando sommergibili lanciamissili del tipo Kalibr utilizzati per colpire le infrastrutture civili del paese.

La dinamica dell'attentato e le indagini dell'Fsb

L'attentato è avvenuto la mattina del 13 agosto lungo il Prospekt Stoletovskij, nel settore occidentale di Sebastopoli, dove l'esplosione di un ordigno piazzato accanto a una panchina ha ucciso sul colpo l'ufficiale che stava transitando in compagnia di un commilitone, rimasto illeso; gli agenti del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) hanno prontamente avviato le indagini e, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Tass, hanno arrestato una cittadina russa di 32 anni, identificata come Margarita Reut, sospettata di aver materialmente collocato la bomba su incarico dei servizi segreti

Ucraini e di aver agito in cambio di un pagamento in criptovalute.

La donna, che secondo le ricostruzioni degli investigatori avrebbe seguito la vittima prima dell'attentato, è ora al centro delle indagini che mirano a fare piena luce sulla dinamica dell'accaduto e sulla rete di contatti che potrebbe aver supportato l'operazione, in un contesto di crescente tensione nella penisola, dove le forze di Kiev intensificano i raid contro le infrastrutture logistiche ed energetiche russe, causando quasi quotidianamente vittime tra la popolazione civile.

La figura di Robert Shageev: da comandante ucraino a "traditore" per Kiev

Robert Shageev, ex capitano di primo grado della Marina ucraina, era diventato una figura centrale nella disputa tra Mosca e Kiev sin dal 2014, quando, in seguito all'annessione della penisola di Crimea, decise di disertare e di passare con l'intero equipaggio del sottomarino Zaporizhzhia dalla parte delle forze occupanti, un gesto che gli valse l'accusa di tradimento dalla procuratura ucraina e che lo portò a essere considerato un collaborazionista e un nemico della patria.

Secondo le informazioni raccolte dai media e dai canali Telegram, dopo la diserzione Shageev non solo continuò a servire nella flotta russa del Mar Nero, ma ascese rapidamente di grado, diventando vice comandante della 4ª Brigata di sottomarini della base navale di Novorossijsk e assumendo infine il comando di un sommergibile del tipo "Stary Oskol", un'unità progettata per il lancio di missili da crociera Kalibr che l'esercito russo ha impiegato sistematicamente per attaccare città densamente popolate e obiettivi civili in territorio ucraino.

La sua uccisione rappresenta l'ultimo episodio di una serie di attentati mirati che, negli ultimi mesi, hanno colpito comandanti e funzionari russi sia nei territori occupati dell'Ucraina che all'interno della stessa Federazione Russa, operazioni attribuite a gruppi partigiani legati ai servizi di intelligence di Kiev.

La mossa di Putin sulle Curili: una sfida al Giappone

Proprio nella stessa giornata dell'attentato di Sebastopoli, il presidente russo Vladimir Putin ha compiuto una visita storica e altamente provocatoria sull'isola di Iturup, la più grande dell'arcipelago delle Curili meridionali, un territorio conteso con il Giappone che Tokyo rivendica come parte delle proprie "Isole del Nord" e che Mosca amministra dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, senza che sia mai stato firmato un trattato di pace tra i due paesi.

Il presidente, che secondo la stampa russa si sarebbe recato sull'isola per la prima volta in assoluto, ha visitato un impianto di lavorazione del pesce, una scuola e un ospedale locale, ma ha anche tenuto un vertice con i vertici militari e di sicurezza della Flotta del Pacifico, a bordo dell'incrociatore lanciamissili Varyag, per discutere della protezione dei confini orientali della Russia, un segnale inequivocabile della volontà di Mosca di riaffermare il proprio controllo sull'intera regione in un momento in cui le priorità strategiche del Cremlino sono concentrate

Sull'Ucraina.

La reazione del Giappone non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi ha ufficialmente protestato contro la visita di Putin, ribadendo che le isole contese "sono una parte inalienabile del territorio giapponese, sia da un punto di vista storico che secondo il diritto internazionale", e ha trasmesso una formale nota di protesta a Mosca, in un momento in cui le relazioni bilaterali sono già ai minimi storici a causa dell'invasione russa dell'Ucraina.

Putin, dal canto suo, ha definito "non semplice" la situazione nell'area di responsabilità della Flotta del Pacifico e ha affermato che, nonostante le priorità ucraine, il dovere della Russia è garantire la sicurezza su tutti i suoi confini, sottolineando con rammarico il cambiamento della posizione giapponese sui negoziati territoriali e scaricando su Tokyo la responsabilità della rottura del dialogo costruttivo che era stato avviato ai tempi del premier Shinzo Abe.

La concomitanza dell'attentato in Crimea con la visita presidenziale alle Curili dipinge un quadro di duplice tensione per Mosca, impegnata da un lato a gestire le operazioni partigiane nei territori occupati dell'Ucraina e dall'altro a riaffermare la propria presenza militare e politica nell'Estremo Oriente, un teatro che il Cremlino non intende affatto considerare secondario nonostante il massiccio dispiegamento di forze nel conflitto ucraino.

Mentre le indagini dell'FSB proseguono per ricostruire la rete che ha permesso l'attentato di Sebastopoli e il Giappone valuta le prossime mosse diplomatiche dopo la provocazione di Putin, la tensione lungo i due fronti, quello caldo della guerra in Ucraina e quello congelato delle dispute territoriali nel Pacifico, si innalza ulteriormente, mettendo alla prova la capacità di Mosca di mantenere il controllo su territori che considera strategici per la propria sicurezza nazionale.

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