Putin a Iturup, la sfida nelle Curili fa salire la tensione con Tokyo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La visita di Vladimir Putin sull'isola di Iturup, nell'arcipelago delle Curili meridionali, ha innescato una reazione immediata e durissima da parte del governo giapponese, riportando improvvisamente alla ribalta una delle dispute territoriali più longeve e intricate del panorama internazionale. Il presidente russo, giunto sull'isola che per il Giappone è Etorofu al termine di un'esercitazione della Flotta del Pacifico, ha compiuto un gesto dalla forte valenza politica, visto che si tratta della sua prima apparizione in uno dei territori contesi da oltre ottant'anni.

La scelta di sbarcare proprio su quella striscia di terra, circondata da acque pescose e da un silenzio diplomatico rotto solo dalle navi da guerra, ha costretto Tokyo a uscire dal contegno ufficiale e a passare alle parole pesanti della protesta formale.

Il nodo storico delle Curili meridionali

La contesa affonda le sue radici nella fase conclusiva della Seconda guerra mondiale, quando l’Unione Sovietica occupò le quattro isole più meridionali dell’arcipelago delle Curili, un insieme di 56 isole vulcaniche che si allungano come una scia di polvere da sparo tra la penisola russa della Kamchatka e l’isola giapponese di Hokkaido.

Da allora, Mosca ha sempre considerato l’annessione come un atto legittimo e definitivo, mentre il Giappone ha continuato a rivendicare la sovranità su quei territori, ribattezzati "Territori del Nord" e considerati parte integrante della nazione nipponica tanto sul piano storico quanto su quello del diritto internazionale.

Iturup, che in giapponese assume il nome di Etorofu, è la più grande delle isole contese e rappresenta un tassello centrale in un mosaico che, nonostante i decenni, non ha mai visto un avvicinamento sostanziale tra le parti, neppure quando i governi hanno tentato di imbastire trattative basate su scambi economici o su prospettive di cooperazione energetica.

La reazione della premier Takaichi e la convocazione dell'ambasciatore

Il governo di Tokyo non ha perso tempo e ha messo in campo una risposta a più livelli, a dimostrazione di quanto la questione sia sentita nell'agenda politica giapponese. La premier Sanae Takaichi, che pure aveva fino a poco tempo fa mostrato una linea prudente nei rapporti con Mosca, ha dichiarato senza mezzi termini che i Territori del Nord costituiscono una porzione inalienabile del Giappone, sia sulla base dei fatti storici sia secondo le norme del diritto internazionale, rigettando così qualsiasi pretesa russa di legittimità sull'occupazione.

Alle parole della capa del governo si è aggiunta la convocazione dell'ambasciatore russo a Tokyo, un passo che nella prassi diplomatica rappresenta un segnale di forte disappunto e che lascia presagire un ulteriore irrigidimento dei canali di comunicazione tra i due paesi. La protesta non è stata solo verbale: il ministro degli Esteri Motegi aveva già anticipato il malumore nipponico, e la premier ha di fatto confermato la volontà di non lasciar cadere nel vuoto l'incursione di Putin, sottolineando come la visita rappresenti una provocazione inaccettabile per la sensibilità nazionale.

L'ombra lunga di una disputa che non trova soluzione

Il viaggio di Putin, che ha seguito le manovre navali russe al largo dell'isola di Sakhalin, non è certo un evento isolato, ma si inserisce in un contesto di crescente assertività russa nell'Estremo Oriente, dove Mosca sta rafforzando la propria presenza militare e rivendicando con sempre maggiore enfasi la sovranità su quelle che considera terre russe a tutti gli effetti.

La scelta di atterrare proprio su Iturup, in un momento in cui le relazioni bilaterali sono già appesantite dalle sanzioni occidentali e dal riallineamento geopolitico globale, ha spiazzato gli osservatori, che si aspettavano magari un gesto più defilato o quantomeno una mediazione che evitasse lo scontro frontale.

E invece il presidente russo ha voluto mandare un messaggio chiaro, forse anche al proprio interno, mostrando che la Russia non intende fare marcia indietro su una questione che tocca la sovranità nazionale e il controllo di rotte marittime strategiche, ricche di risorse ittiche e potenzialmente anche di idrocarburi.

La distanza tra le posizioni rimane abissale, e la protesta giapponese, per quanto vibrante, rischia di arenarsi di fronte alla fermezza di Mosca, che da anni ormai considera chiusa la partita delle Curili, respingendo qualsiasi proposta di spartizione o di trattativa che metta in discussione lo status quo.

Un conflitto congelato che si riscalda alla prova dei fatti

Quel che appare evidente, al di là delle dichiarazioni ufficiali e dei rituali diplomatici, è che la disputa sulle Curili meridionali continua a rappresentare un ostacolo insormontabile per la firma di un trattato di pace formale tra Russia e Giappone, un documento che non è mai stato siglato dalla fine del conflitto mondiale e che rimane un miraggio ogni volta che le parti sembrano avvicinarsi.

La visita di Putin non ha fatto altro che allontanare ulteriormente questa prospettiva, cristallizzando le rispettive posizioni e restituendo alla cronaca internazionale un nodo che sembra destinato a restare irrisolto, nonostante i tentativi di alcuni governi nipponici di trovare una via d'uscita attraverso compromessi economici o accordi di co-gestione.

Tokyo ha parlato di "territori occupati" e ha ribadito la propria posizione con un tono che non ammette repliche, mentre Mosca ha replicato con il silenzio e con la prosecuzione delle sue attività militari nell'area, quasi a voler sottolineare che la forza dei fatti prevale sulle parole. In questo scenario, la protesta giapponese rischia di restare confinata al piano formale, mentre la Russia continua a consolidare la propria presenza fisica e legale su quelle isole, rendendo sempre più difficile immaginare una soluzione negoziata che possa soddisfare entrambe le parti.

La tensione, insomma, non accenna a diminuire, e il gesto di Putin ha avuto il merito – o il demerito, a seconda del punto di vista – di ricordare a tutti che certe ferite storiche, quando vengono riaperte, sanguinano ancora a distanza di decenni.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.