Putin alle Curili, la visita che rompe il taboo e fa infuriare Tokyo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non era mai successo nei venticinque anni di presidenza russa, eppure Vladimir Putin ha deciso di infrangere un taboo che durava da ottant’anni, da quando cioè il Giappone, sconfitto nella Seconda guerra mondiale, aveva accettato l’occupazione sovietica dell’arcipelago pur mantenendo vive le proprie rivendicazioni sulle quattro isole più meridionali.

Il 13 agosto il presidente russo ha visitato Iturup, l’isola che i giapponesi chiamano Etorofu, scegliendo di mettere piede su uno dei territori contesi, scatenando immediatamente la dura reazione di Tokyo e riportando d’attualità una disputa che, di fatto, impedisce la firma di un trattato di pace formale tra i due Paesi.

La scelta della data, peraltro, non appare affatto casuale: da qualche mese le relazioni tra Mosca e il Giappone sono ai minimi storici a causa del sostegno offerto da Tokyo all’Ucraina e delle sanzioni imposte contro la Russia, elementi che hanno reso il clima diplomatico particolarmente teso e hanno offerto a Putin l’occasione per un gesto di forza senza precedenti.

Il precedente del 25 luglio e la preghiera davanti alle isole perdute

Appena qualche settimana prima, il 25 luglio, al largo di Capo Nosappu, l’estrema punta orientale dell’Hokkaido, si era consumato un momento di intenso valore simbolico. Una cinquantina di persone, tra cui tre novantenni che un tempo abitavano le Curili e alcuni loro discendenti, si erano radunati su una nave per pregare guardando verso quella terra che non avrebbero più potuto raggiungere. Un gesto carico di memoria storica, che testimonia come il legame affettivo con quegli isolotti non si sia affatto spento nonostante il passare dei decenni e le mutate condizioni geopolitiche.

Quei diciassettemila giapponesi evacuati all’epoca dell’occupazione sovietica avevano coltivato per anni il sogno del ritorno, un’aspirazione che la politica e la forza militare hanno invece reso via via più remota, fino a trasformarla in una ferita aperta nella coscienza collettiva del Paese del Sol Levante.

La mossa di Putin e la dura replica della portavoce Zakharova

La visita di Putin del 13 agosto ha rotto uno schema diplomatico consolidato: nessun leader russo o sovietico, fino a quel momento, si era mai recato sulle isole contese, quasi a voler preservare una parvenza di ambiguità che consentisse ancora un margine di trattativa. Invece il presidente russo ha scelto di atterrare su Iturup, l'isola più grande dell'arcipelago meridionale, e con quel gesto ha di fatto ribadito la sovranità russa su tutti i territori contesi, senza lasciare spazio a interpretazioni o mediazioni.

La reazione di Tokyo è stata immediata e durissima, con il governo giapponese che ha convocato l'ambasciatore russo per presentare una protesta formale, definendo la visita "inaccettabile" e contraria alla posizione storica del Giappone.

Ma Mosca non ha certo mostrato segni di cedimento: Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha respinto al mittente le critiche definendole "infondate", e ha collegato la tensione diplomatica al sostegno giapponese all'Ucraina, sottolineando come le sanzioni imposte da Tokyo contro la Russia rendano impossibile qualsiasi dialogo costruttivo sulla questione territoriale.

Una disputa lunga ottant'anni che blocca il trattato di pace

Per comprendere la portata dell'incidente diplomatico occorre tornare indietro di quasi un secolo, quando l'Armata Rossa occupò le Curili nei giorni immediatamente successivi alla resa del Giappone, nell'agosto del 1945. Da quel momento l'arcipelago, che comprende quattro isole principali – Iturup, Kunashir, Shikotan e il gruppo di Habomai – è finito sotto il controllo sovietico prima e russo poi, mentre il Giappone non ha mai smesso di rivendicarne la proprietà.

Questa mancata risoluzione ha impedito la firma di un trattato di pace che formalmente mettesse fine allo stato di guerra tra i due Paesi, creando una anomalia diplomatica che dura ormai da ottant'anni. Le trattative si sono succedute nel corso dei decenni, talvolta con qualche timido segnale di apertura, come quando negli anni Cinquanta si ipotizzò la restituzione di Shikotan e Habomai, ma senza mai giungere a un'intesa definitiva.

L'arrivo di Putin al Cremlino, nel 1999, non aveva cambiato le carte in tavola, e fino a quest'anno il presidente russo aveva sempre evitato di recarsi personalmente sulle isole, quasi a lasciare una porta socchiusa verso un possibile compromesso. Ora quella porta è stata chiusa con un gesto plateale che difficilmente potrà essere dimenticato o ritrattato.

Le conseguenze sul fronte ucraino e le sanzioni occidentali

Il contesto internazionale, d'altronde, non poteva essere più favorevole per una mossa di questo tipo. L'invasione russa dell'Ucraina ha spinto il Giappone ad allinearsi alle posizioni occidentali, imponendo pacchetti di sanzioni sempre più severi contro Mosca e fornendo sostegno economico e umanitario a Kiev. Tokyo ha inoltre rafforzato i legami con gli Stati Uniti, suo alleato storico, partecipando alle esercitazioni militari nella regione del Pacifico e mostrando una posizione sempre più intransigente nei confronti della politica estera russa.

Putin, dal canto suo, ha colto l'occasione per ricordare al Giappone che la questione delle Curili non è negoziabile, e che qualunque passo ostile nei confronti della Russia avrà conseguenze anche sul fronte territoriale. La scelta di visitare Iturup, insomma, non è stata un gesto isolato ma si inserisce in una strategia più ampia di sfida all'ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti, di cui il Giappone rappresenta un pilastro fondamentale in Estremo Oriente.

Le reazioni della stampa giapponese e il clima di tensione

La stampa nipponica ha dedicato ampio spazio all'accaduto, sottolineando come la visita di Putin rappresenti un punto di non ritorno nelle relazioni bilaterali. I quotidiani più autorevoli hanno parlato di "provocazione inaccettabile" e hanno ricordato che il governo giapponese aveva sempre considerato le Curili meridionali come "territori nativi" illegalmente occupati, una definizione che Mosca respinge con fermezza.

I discendenti degli ex abitanti, quelli stessi che il 25 luglio avevano pregato in mare davanti alle coste di Hokkaido, hanno espresso amarezza e sconcerto, vedendo svanire le residue speranze di un recupero diplomatico della sovranità su quelle terre. La tensione si è fatta palpabile anche sul piano militare: le forze di difesa giapponesi hanno intensificato la sorveglianza nella zona, mentre la flotta russa del Pacifico ha condotto esercitazioni nelle acque circostanti, in un clima di reciproca diffidenza che ricorda i momenti più bui della Guerra Fredda.

Non si registrano, per ora, incidenti diretti, ma la situazione resta estremamente fluida e ogni ulteriore mossa potrebbe innescare una nuova escalation.

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