Missili russi al largo delle Curili: la Flotta del Pacifico in esercitazione, Tokyo protesta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione tra Russia e Giappone torna a salire dopo le ultime esercitazioni missilistiche condotte dalla Flotta russa del Pacifico nelle acque delle isole Curili meridionali. Il ministero della Difesa di Mosca ha reso noto che, nel corso delle manovre, l'incrociatore missilistico Varyag ha effettuato il lancio di due missili antinave Vulkan, mentre il sottomarino a propulsione nucleare Omsk ha impiegato una salva di missili da crociera Granit. Contemporaneamente, da una delle isole dell'arcipelago è stato lanciato un missile Oniks da un sistema costiero Bastion.

Le esercitazioni, che rientrano in un programma di addestramento pianificato, hanno simulato un attacco contro una formazione navale nemica posizionata a oltre 300 chilometri di distanza, e secondo quanto riferito dalle autorità russe tutti i bersagli sono stati centrati.

La visita di Putin e la replica del Giappone

L'azione militare arriva a pochi giorni dalla storica visita del presidente russo Vladimir Putin sull'isola di Etorofu, la più estesa delle quattro isole contese che il Giappone rivendica come Territori del Nord. Quella del 13 agosto è stata la prima visita di un presidente russo nell'arcipelago dopo quella di Dmitry Medvedev nel 2010, e ha subito provocato una dura reazione da parte del governo di Tokyo, che considera i territori illegalmente occupati dall'Unione Sovietica negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale.

La premier giapponese Sanae Takaichi ha definito la visita "assolutamente inaccettabile", sostenendo che le isole fanno parte del territorio nazionale nipponico per ragioni storiche e di diritto internazionale.

La replica di Mosca non si è fatta attendere, con il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin che ha convocato l'ambasciatore giapponese Akira Muto per esprimere una protesta formale, ribadendo che la sovranità della Russia sulle Curili meridionali è "incrollabile" e che tali territori sono passati a Mosca in seguito alla Seconda guerra mondiale, come sancito dagli accordi delle potenze alleate.

L'escalation militare in Estremo Oriente

Le esercitazioni della Flotta del Pacifico, iniziate il 4 agosto e che dovrebbero proseguire fino al 29 agosto, coinvolgono un imponente dispiegamento di forze, con circa sessanta navi e sottomarini, trenta tra aerei, elicotteri e droni, e oltre tredicimila militari. In questo contesto, l'incrociatore Varyag, nave ammiraglia della flotta, e il sottomarino nucleare Omsk hanno rappresentato lo strumento principale per il test dei sistemi d'arma, dimostrando la capacità di Mosca di proiettare potenza militare in una regione strategica a ridosso del Giappone.

Le immagini diffuse dal ministero della Difesa russo mostrano i lanci in mare, confermando la volontà di rafforzare la difesa del mare di Okhotsk, un'area di vitale importanza per la presenza militare russa nell'Oceano Pacifico.

La crisi diplomatica e le sanzioni

La disputa territoriale sulle quattro isole, che in Russia sono note come Curili meridionali e in Giappone come Territori del Nord, rappresenta da decenni il principale ostacolo alla firma di un trattato di pace formale tra i due Paesi. Le relazioni bilaterali, già compromesse dalla mancata risoluzione della questione, hanno subito un ulteriore deterioramento dopo l'invasione russa dell'Ucraina del 2022, quando Tokyo ha aderito alle sanzioni occidentali nei confronti di Mosca e ha fornito sostegno a Kiev.

Il ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi, in visita in Oman, ha dichiarato che Tokyo "non può tollerare mosse volte a rafforzare la potenza militare" sulle isole, sottolineando che tali azioni sono contrarie alla posizione del Giappone e inaccettabili. Da parte sua, il ministero degli Esteri russo ha avvertito che, alla luce del sostegno giapponese all'Ucraina, Mosca si riserva il diritto di adottare "appropriate contromisure".

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