Il giallo di Termoli, un consulente informatico di Viareggio analizza il cellulare di Andrea Costantini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di sei mesi dal ritrovamento del Corpo di Andrea Costantini, il macellaio di 38 anni trovato senza vita il 15 settembre 2025 all'interno della cella frigorifera del supermercato di Termoli dove lavorava, le indagini, pur tra intoppi e richieste rigettate, continuano a riservare colpi di scena che alimentano il mistero sulla sua morte. Nelle scorse ore, un nuovo e potenziale elemento di svolta è stato introdotto nel fascicolo dell’inchiesta, aperto dalla Procura di Larino, grazie al deposito di una perizia tecnica che riguarda il telefono cellulare della vittima. A presentare questo elaborato, frutto di un’indagine difensiva, è stata l’avvocata Paola Cecchi, legale di Angela Dileva, la compagna di Costantini, affidando l’incarico a un professionista esterno per fugare ogni dubbio e contribuire alla ricostruzione della verità.

Si tratta di Luca Mercatanti, un giovane consulente informatico forense di 34 anni con studio a Viareggio, le cui competenze spaziano dalla sicurezza informatica all’hacking etico, e che dal 2020 si occupa di digital forensics per procure, tribunali e forze dell’ordine. Mercatanti, iscritto all’albo dei periti penali del Tribunale di Lucca, ha esaminato il dispositivo mobile di Costantini utilizzando strumenti professionali, cercando di estrapolare dati che i semplici tabulati non possono restituire. La sua relazione, depositata nei giorni scorsi insieme allo smartphone presso l’autorità giudiziaria di Larino, potrebbe rivelarsi decisiva per comprendere le ultime ore di vita dell’uomo, sebbene il contenuto, come è doveroso che sia in questa fase, rimanga coperto dal segreto istruttorio. La stessa legale della Dileva ha tenuto a precisare che ogni elemento rilevante sarà portato all’attenzione della procura, in attesa di un altro passaggio fondamentale, ovvero il deposito della perizia autoptica, il cui esito è atteso per la metà di aprile.

La chiamata fantasma delle 20:08 e le incongruenze sulla scena del crimine

A gettare ulteriore benzina sul fuoco di un caso già di per sé complesso ci hanno pensato, nelle stesse ore, le rivelazioni dell’avvocato Piero Lorusso, legale dei genitori di Andrea Costantini, Lidia e Gennaro. Basandosi sull’analisi dei tabulati telefonici del figlio, il difensore ha reso noto un particolare destinato a ribaltare la cronologia sino a oggi ipotizzata: dal cellulare del 38enne, alle 20:08 del 15 settembre, sarebbe partita una chiamata. Un orario, questo, che si colloca ben tre ore dopo l’ultimo contatto lavorativo documentato di Costantini, le cui attività di macelleria risultano essersi interrotte attorno alle 16:56, e soli ventidue minuti prima che i colleghi iniziassero ufficialmente a cercarlo, ritrovandolo poi senza vita. L’interrogativo che ne scaturisce è tanto drammatico quanto inevitabile: Andrea era ancora vivo a quell’ora e ha tentato un ultimo, disperato contatto, oppure qualcuno, nel supermercato, stava maneggiando il suo dispositivo mentre il giaceva ormai inerte all’interno della cella frigorifera?

Questo dato, se confermato, entrerebbe in rotta di collisione con la prima ipotesi investigativa, quella che aveva orientato le indagini verso il suicidio, un’ipotesi che i genitori della vittima non hanno mai accettato. «Come può una persona togliersi la vita conficcandosi per due volte una lama da trenta centimetri nel petto?», avevano chiesto Lidia e Gennaro, sollevando dubbi sin da subito sulla dinamica. A ciò si aggiungono altri elementi, emersi nel corso delle scorse settimane, che rendono il quadro ancora più contraddittorio: la posizione del coltello, descritto in alcuni verbali come «dietro le cassette» e non accanto alla mano, l’assenza di ferite di saggio tipiche dei gesti autolesionistici, e il fatto che i fendenti siano stati inferti attraverso la maglietta senza che questa fosse stata sollevata. Elementi che, secondo la difesa della famiglia, delineerebbero una scena forse manipolata, gettando ombre sulla ricostruzione iniziale.

Accertamenti negati e la richiesta di verità della compagna

Il quadro investigativo, va detto, si muove su un terreno minato da richieste rigettate e ostacoli procedurali. Nei mesi scorsi, la Procura di Larino aveva infatti escluso la possibilità di nuovi accertamenti, rigettando le istanze presentate sia dai legali dei genitori sia da quelli della compagna. Da un lato, la difesa Lorusso chiedeva una perizia grafologica sul biglietto d’addio attribuito a Costantini, un testo in cui l’uso del passato prossimo («Mi sono ucciso») appariva, a loro avviso, temporalmente incompatibile con una volontà suicidaria autentica, suggerendo l’ipotesi di una coercizione o di una falsificazione post-mortem. Dall’altro lato, l’avvocata Cecchi insisteva per effettuare accertamenti ambientali su un terreno acquistato da Costantini nell’area di San Giacomo degli Schiavoni, un luogo che, stando a quanto dichiarato, avrebbe generato nel 38enne un persistente stato di ansia e preoccupazione, tanto da indurlo a non volervisi più recare. Richieste, queste, che miravano a trovare riscontri oggettivi allo stato d’animo della vittima, ma che non hanno trovato accoglimento da parte del magistrato.

In questo clima di contrapposizione tra verità processuali e il dolore privato di due famiglie, la figura della compagna Angela Dileva, che non risulta indagata, resta avvolta da un riserbo che il suo stesso legale ha chiesto di rispettare, soprattutto per la presenza di un figlio minore coinvolto nella vicenda. L’iniziativa di depositare una perizia tecnica di parte, affidata a un consulente esterno del calibro di Mercatanti, sembra andare proprio nella direzione di una collaborazione attiva con gli inquirenti, nel tentativo di fornire strumenti utili a decifrare l’enigma. L’analisi approfondita del telefono, che potrebbe rivelare messaggi cancellati, traffico dati su app come WhatsApp o Telegram non rilevato dai tabulati, o ancora la geolocalizzazione, rappresenta oggi uno degli ultimi baluardi tecnici per sperare di fare luce su una vicenda che, tra colpi di scena e colpi di scena, continua a tenere banco.

L’unica certezza, al momento, è che la verità giudiziaria è ancora lontana e che ogni nuovo elemento, come la perizia del consulente viareggino o l’attesa relazione autoptica, potrebbe aprire scenari fino a ieri insospettabili, costringendo a riscrivere una storia che la famiglia di Andrea Costantini, fin dal primo momento, ha rifiutato di archiviare come un banale gesto di disperazione.

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