L'Italia è il secondo paese Ocse per giovani che restano a casa, il 79% tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il dato, pubblicato dall’Ocse in un documento depositato presso la commissione Casa del Parlamento europeo e ripreso dal Sole 24 Ore, fotografa una realtà che per quanto ampiamente percepita assume ora i contorni precisi di un’emergenza strutturale: in Italia, circa quattro under 30 su cinque, il 79% per l’esattezza, continua a vivere nel nucleo familiare di origine. Un valore che colloca il paese al secondo posto assoluto tra le economie sviluppate, superato soltanto dalla Corea del Sud dove si raggiunge l’82%, e che distanzia in modo clamoroso la media Ue, attestata intorno al 54%, e ancor più quella dei paesi nordici dove in Danimarca, per fare un esempio, la quota scende al 12% -1-4-9.

Una permanenza forzata che rivela il peso di affitti e salari

Se è vero che nella scelta di rimanere sotto lo stesso tetto dei genitori possono giocare un ruolo anche fattori culturali, e in alcuni casi la semplice convenienza economica quando le condizioni lo permettono, i numeri forniti dall’organizzazione parigina spingono a guardare altrove, e precisamente alla crescente divaricazione tra il costo della vita, in particolare quello degli affitti, e la capacità di reddito dei giovani. Il 60% degli italiani tra i 18 e i 24 anni, stando alla stessa indagine, ha dichiarato di temere di non riuscire a trovare un alloggio adeguato nei prossimi due anni, una preoccupazione che in Grecia e Spagna sfiora addirittura il 70% e che in Italia si traduce in una difficoltà oggettiva a lasciare la camera di sempre -1-4.

Il paradosso degli studentati e la finanziarizzazione delle residenze

A pesare in modo determinante, specialmente nei grandi centri urbani e nelle città a vocazione universitaria, è la questione dei costi. La domanda potenziale di alloggi da parte di studenti e lavoratori precari si scontra con un'offerta che, quando non è semplicemente introvabile, presenta canoni fuori portata. Il fenomeno è particolarmente evidente a Roma dove, al di là del dato statistico nazionale, l'esperienza quotidiana racconta di stanze da condividere a prezzi proibitivi e di una sensazione diffusa di non potercela fare senza una rete familiare alle spalle -1. A Bologna, i ricercatori dell'Alma Mater hanno coniato il termine “finanziarizzazione dell'abitare studentesco” per descrivere la crescita di studentati di lusso, finanziati da capitali internazionali, dove i posti letto in camere singola arrivano a costare tra i 900 e i mille euro al mese, di fatto accessibili solo a studenti stranieri o a chi può contare su disponibilità economiche molto superiori alla media e che producono una sorta di segregazione rispetto al contesto urbano circostante -3. È un meccanismo che, come evidenziato anche da uno studio del Parlamento europeo citato da più fonti, si inserisce in un quadro più ampio di “esclusione abitativa” che colpisce le fasce più giovani e che vede l'Italia in cima alle classifiche per età media di uscita dalla famiglia, pari a 30,1 anni, quattro in più della media Ue -7.

Pnrr e fondi pubblici, la corsa in salita per aumentare l’offerta

Non mancano, almeno sulla carta, i tentativi di invertire la rotta. Il governo, attraverso il ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, ha annunciato l'intenzione di riallocare più di un miliardo di euro del Pnrr per sistemare e assegnare circa 60mila appartamenti oggi inagibili, risorse che si aggiungono ai 900 milioni già stanziati -6. L'obiettivo dichiarato è cambiare paradigma, facendo sì che l'accesso alla casa non rappresenti più un debito insostenibile. Tuttavia, il percorso è irto di ostacoli. L'analisi di Avvenire sullo stato di avanzamento dei lavori per gli studentati finanziari dal Pnrr rivela che, a pochi mesi dalla scadenza iniziale del 2026, è stato speso solo il 49% dei fondi stanziati, con 593 milioni di euro sui 1,2 previsti, e i nuovi posti letto, spesso realizzati da privati, presentano canoni calmierati ma non per questo accessibili: a Milano, il costo per vitto e alloggio può superare i 1.600 euro mensili -2.

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