Il governo blocca il gemellaggio tra Riace e Gaza, la risposta di Calderoli a Lucano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ha l’aspetto formale di una comunicazione istituzionale, la lettera che il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli ha inviato al sindaco di Riace Mimmo Lucano il 24 dicembre, ma il contenuto, lontano dagli auguri di rito, ha innescato un aspro dibattito. L’oggetto del documento, protocollato con il numero 8109, è il diniego governativo allo schema di gemellaggio che il primo cittadino, europarlamentare di Alleanza Verdi-Sinistra, aveva trasmesso a fine novembre e che era stato siglato, lo scorso agosto, in un collegamento video con il sindaco di Gaza City Yahya Sarraj. Una decisione, quella del governo, giustificata con motivazioni di politica estera e di sicurezza, le quali, secondo l’esecutivo, renderebbero inopportuna l’iniziativa del comune calabrese, noto per il suo modello di accoglienza.

Le motivazioni del diniego governativo

Nella missiva, il ministro Calderoli, facendo proprio un parere negativo espresso dal Ministero degli Esteri, argomenta che un legame formale tra Riace e Gaza City potrebbe «arrecare un grave pregiudizio alla politica estera italiana». La ragione centrale, viene spiegato, risiede nel «legame esistente tra consigli locali e sindaci di Gaza e l'organizzazione terroristica Hamas», quest’ultima sottoposta a sanzioni da parte dell’Unione europea. Si tratta, dunque, di un veto fondato su una valutazione di opportunità internazionale, dove la presenza di Hamas, che controlla de facto la Striscia, viene considerata un elemento incompatibile con le relazioni diplomatiche dell’Italia, alleata di Stati Uniti e Israele, soprattutto in un momento di grande tensione nel Medio Oriente.

La reazione e le intenzioni del sindaco Lucano

Mimmo Lucano, dal canto suo, ha definito pubblicamente il rifiuto «un atto violento», promettendo di portare avanti una battaglia istituzionale che, come ha annunciato, lo porterà a scrivere al presidente della Repubblica. La sua posizione, espressa in un’intervista, sottolinea come il gemellaggio fosse concepito come un gesto di solidarietà umana verso una popolazione stremata dal conflitto, distaccandolo da qualsiasi implicazione di natura politica o di sostegno a fazioni. La scelta di rendere pubblica la corrispondenza ministeriale ha ulteriormente alimentato la polemica, trasformando una pratica amministrativa in un caso simbolico che tocca temi sensibili come la sovranità locale, i confini della diplomazia e la possibilità di gesti politici autonomi da parte degli enti territoriali.

Un braccio di ferro oltre la singola vicenda

La vicenda del gemellaggio bloccato si inserisce in un contesto più ampio, che vede da un lato l’azione di un sindaco la cui notorietà è legata a scelte spesso in controtendenza, e dall’altro la linea di un esecutivo che, in coerenza con la posizione del presidente americano Donald Trump, mantiene un approccio fermo nei confronti di Hamas. Senza entrare nel merito delle reazioni politiche che hanno caratterizzato il dibattito nei giorni delle feste, è evidente come lo scontro ponga interrogativi sulla discrezionalità dei comuni in materia di relazioni internazionali e sull’equilibrio, sempre delicato, tra autonomie locali e indirizzo politico-diplomatico nazionale, specialmente quando a essere coinvolte sono realtà teatro di conflitto e soggette a regimi sanzionatori.

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