Trovato un altro Dna maschile sulla scena del femminicidio di Ilaria Sula

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nuovi elementi emergono dall’inchiesta sull’omicidio di Ilaria Sula, la 22enne ternana uccisa a coltellate lo scorso marzo nell’appartamento romano dell’ex fidanzato, Mark Samson. Gli inquirenti hanno rinvenuto una traccia genetica maschile che non appartiene al 23enne, già in carcere a Rebibbia con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Sebbene Samson abbia confessato il delitto, sostenendo di averlo compiuto la mattina del 26 marzo, i riscontri forensi suggeriscono che il crimine sia avvenuto la sera precedente, quando la vittima si era recata nell’abitazione di via Homs, dove l’uomo viveva con i genitori.

La scoperta del Dna non identificato riapre scenari investigativi, anche se al momento non ci sono indagati oltre al giovane. Le indagini, tuttavia, si stanno concentrando su possibili complicità, specie dopo che è emerso come Samson – definito dal gip un «freddo manipolatore» – abbia costruito una rete di menzogne sulla sua vita, incluso il suo percorso universitario. Non si esclude che qualcuno lo abbia aiutato a nascondere il corpo, e tra i sospettati figura anche il padre, sebbene non sia formalmente indagato.

Intanto, la famiglia di Ilaria ha reagito con sdegno alla lettera di scuse inviata da Samson, in cui dichiara di essere «pronto a pagare». Il padre Flamur e la madre Gezime, attraverso il loro legale Giuseppe Sforza, hanno respinto ogni gesto di pentimento, chiedendo invece che la verità venga completamente alla luce. Le incongruenze nelle dichiarazioni dell’omicida, del resto, sono numerose: oltre a mentire sull’ora del delitto, nei giorni successivi avrebbe cercato rifugio presso un amico, comportandosi come se nulla fosse accaduto.

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