Wall Street ignora il conflitto e vola a nuovi record, Bitcoin mette in allarme gli short
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Redazione Economia
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La serata di ieri, 15 aprile 2026, ha consegnato agli archivi di Wall Street un’altra pagina di quella che sembra essere una corsa irresistibile, nonostante uno scenario geopolitico – quello del conflitto aperto tra Stati Uniti e Iran – che continua a mostrare crepe profonde e nessuna vera soluzione all’orizzonte. L’S&P 500 e il Nasdaq, infatti, hanno aggiornato i rispettivi massimi storici, un segnale di forza che trasforma le recenti tensioni in un mero rumore di fondo per gli investitori. Da una parte, l’indice ampio ha chiuso a 7.023 punti (+0,8%) dopo aver toccato un picco di 7.026, mentre il tecnologico Nasdaq ha messo a segno una performance ben più decisa, guadagnando l’1,59% fino a stabilizzarsi a 24.016 punti, con un massimo intraday di 24.027. Solo il Dow Jones, probabilmente frenato da componenti più cicliche o industriali, ha deviato dalla tendenza generale registrando un ribasso marginale dello 0,15% a 48.464 punti.
L’illusione della “passeggiata” di Trump e la resilienza dei listini
Questa escalation dei prezzi azionari, che ha portato l’S&P 500 ad azzerare in meno di una settimana le perdite accumulate subito dopo il primo attacco, si sviluppa in una parentesi di dichiarazioni roboanti da parte della Casa Bianca. Donald Trump, che della situazione ha ripetutamente parlato come di una semplice “escursione” destinata a concludersi nel giro di poche settimane, sembra aver trovato nel mercato un alleato silenzioso. I trader, ormai da più di un anno abituati a una presidenza che non fa più notizia di per sé, hanno scelto di premiare la prospettiva – per quanto vaga – di una rapida risoluzione, sostenuti anche da una stagione di trimestrali bancarie rivelatesi particolarmente solide; basti pensare ai conti di Bank of America e Morgan Stanley, che hanno beneficiato della volatilità per incrementare i ricavi del trading. La discesa del prezzo del petrolio, con il WTI che è scivolato sotto la soglia dei 100 dollari al barile alimentando l’ottimismo su un allentamento delle pressioni inflazionistiche, ha fornito la miccia per questa accensione dei listini.
Bitcoin, la calma apparente e la trappola per ribassisti
Se i mercati tradizionali celebrano, lo stesso non si può dire per chi ha scommesso contro la regina delle criptovalute. Bitcoin, in questa stessa tornata di contrattazioni, ha superato una resistenza chiave che molti davano per insormontabile, regalando una “sorpresa” amara agli speculatori short. Il funding rate – ovvero il costo per mantenere posizioni corte – è rimasto negativo per un numero crescente di periodi consecutivi (secondo alcuni osservatori per ben 11 periodi consecutivi su Binance), un’anomalia che solitamente precede movimenti violenti al rialzo. Nonostante il rimbalzo dei prezzi, i trader hanno continuato ad accumulare short, trovandosi ora schiacciati da una morsa che profuma di short squeeze. La struttura del mercato, con un open interest in aumento e una liquidità sugli exchange ai minimi storici (paragonabili ai livelli del 2018), rende il quadro tecnico esplosivo: ogni spinta verso l’alto rischia di liquidare in cascata le posizioni leverage, trasformando un semplice superamento dei massimi in una corsa verso quota 80.000 dollari o oltre.
Un mercato diviso tra diplomazia e blocchi navali
A rendere ancora più affascinante la dinamica di queste ore è la reazione delle borse europee e italiane, che hanno seguito a ruota l’esempio americano. Alle 09.15 di questa mattina, il FTSEMib viaggiava in rialzo dello 0,37% a 48.333 punti, trascinato da un sentiment positivo che, per ora, ignora le criticità ancora irrisolte. La narrativa di un cessate il fuoco imminente, alimentata dalle parole di Trump (“la guerra con l’Iran è finita”) e dalla prospettiva di un secondo round di trattative in Pakistan, ha avuto la meglio sui dati oggettivi di un conflitto che continua a mordere. Eppure, il rischio non è affatto scongiurato: il blocco navale nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz rimane una spina nel fianco degli scambi commerciali, e l’embargo imposto dalla marina americana sui porti iraniani è stato “completamente implementato” secondo il Centcom. Per ora, tuttavia, la fiducia nella rapidità della risoluzione diplomatica sta spingendo l’azionario su livelli mai visti, lasciando indietro solo chi, come gli short su Bitcoin, aveva pronosticato un futuro più cupo.
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