Alemanno denuncia da Rebibbia: "Celle sovraffollate e cure negate ai detenuti"
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Redazione Interno
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Dall’interno del nuovo complesso carcerario di Rebibbia, dove è detenuto dal 31 dicembre scorso, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno ha inviato una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio, sollevando ancora una volta il problema del sovraffollamento e delle condizioni critiche nelle prigioni italiane. Condannato a un anno e dieci mesi per un reato definitivo, l’ex esponente politico – che ha firmato il documento insieme a Fabio Falbo, altro detenuto nel medesimo istituto – ha definito la situazione "sempre più drammatica", descrivendo celle stipate oltre ogni limite e assistenza sanitaria spesso inaccessibile.
Quello che emerge dalle quattro pagine indirizzate al dicastero di via Arenula è un quadro allarmante, in cui i numeri – oltre 62mila detenuti a fronte di una capienza regolare di 51mila posti – diventano la prova tangibile di un sistema al collasso. "I detenuti sono persone", si legge nella chiusa dell’appello, quasi a ribadire ciò che sembra dimenticato quando si parla di carceri. Non si tratta soltanto di statistiche, ma di vite costrette in spazi insufficienti, con conseguenze che, in alcuni casi, hanno portato a episodi di cronaca nera, come dimostrano le inchieste su morti evitabili o malattie aggravate dalla mancanza di cure.
La richiesta avanzata da Alemanno e Falbo è chiara: interventi immediati per ridurre l’affollamento, a cominciare dall’estensione di misure alternative alla detenzione e da una revisione degli istituti della liberazione anticipata. Sebbene il tema non sia nuovo – da anni associazioni e magistrati segnalano l’emergenza – il fatto che a parlarne sia un ex sindaco e ministro, oggi dietro le sbarre, aggiunge un tassello significativo al dibattito.




