Generali, utile record a 4,3 miliardi nel 2025 e Donnet apre alla sostituzione di Axa nell’alleanza con Mps

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Generali ha approvato i conti del 2025, un anno che il gruppo triestino archivia con numeri senza precedenti nella propria storia e che rappresenta, questo va detto, il primo esercizio del nuovo piano strategico “Lifetime Partner 27: Driving Excellence”. L’utile netto normalizzato, depurato cioè dalle componenti straordinarie, ha raggiunto quota 4,3 miliardi di euro, segnando un incremento del 14,5 per cento rispetto all’anno precedente e superando, come hanno rilevato gli analisti, le attese del mercato. Il risultato operativo, dal canto suo, ha toccato gli 8 miliardi, in rialzo del 9,7 per cento, trainato – particolare non irrilevante – da tutti i segmenti di business, dalla vita al danni, passando per la gestione degli asset. Alla luce di questi dati, e in virtù di una posizione patrimoniale che si conferma estremamente solida con un solvency ratio al 219 per cento, il Leone di Trieste ha proposto un dividendo per azione pari a 1,64 euro, in crescita del 14,7 per cento, e ha annunciato il lancio di un nuovo programma di buyback da 500 milioni di euro.

Ma è sulle strategie future, e in particolare sulle possibili alleanze, che l’amministratore delegato Philippe Donnet ha concentrato l’attenzione della stampa, delineando uno scenario in cui la compagnia si dice pronta a valutare ogni opportunità. Dopo aver accantonato, come noto, l’ipotesi di una partnership con il colosso francese Natixis, Donnet ha riaperto il campo a nuove intese, dalla bancassurance all’asset management, sia in Italia che all’estero. E lo ha fatto con una dichiarazione che ha immediatamente attirato l’interesse degli osservatori: Generali, ha spiegato il manager, potrebbe candidarsi a subentrare ad Axa nell’accordo di bancassurance che lega la compagnia francese a Banca Monte dei Paschi di Siena, un contratto la cui scadenza è fissata per il 2027. «Se possiamo rimpatriare questo risparmio italiano – ha dichiarato Donnet – saremo felici di farlo», riferendosi ai capitali raccolti da Mps e attualmente gestiti da Axa, la quale, dopo aver ceduto la propria divisione asset management a Bnp Paribas, di fatto li amministra oltreconfine.

Lo scenario azionario e le altre possibili partnership

La dichiarazione di Donnet assume un rilievo particolare se inserita nel più ampio contesto degli equilibri azionari che legano i due gruppi. Va ricordato, infatti, che Monte dei Paschi, attraverso l’acquisizione di Mediobanca – la quale detiene una partecipazione del 13,2 per cento in Generali – è diventato di fatto il primo azionista del Leone. Una circostanza, questa, che rende le dichiarazioni del ceo non solo un’apertura commerciale, ma anche una sorta di riconoscimento del nuovo corso che si va delineando nell’azionariato della compagnia assicurativa. Non è un mistero, del resto, che l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, abbia più volte indicato in Generali un possibile partner alternativo per il futuro. L’operazione, per quanto ambiziosa, non dipende tuttavia esclusivamente dalla volontà di Trieste: «Ovviamente – ha precisato Donnet – questa non è una decisione nostra», sottolineando come la scelta spetterà alla banca senese al momento del rinnovo.

Parallelamente al dossier Mps, il numero uno di Generali ha lasciato aperta un’altra porta, quella di un possibile rafforzamento della partnership con Unicredit. L’accordo attuale, che riguarda la distribuzione di prodotti assicurativi in Europa centrale e orientale, funziona bene, ha detto Donnet, ma se vi fosse la possibilità di ampliare la cooperazione industriale, «da parte nostra c’è disponibilità a farlo». Un’apertura, quest’ultima, che arriva in un momento in cui si moltiplicano le voci di possibili contatti tra lo stesso Donnet e l’ad di Unicredit, Andrea Orcel, il quale ha recentemente dichiarato di osservare con attenzione la situazione del gruppo triestino. In ogni caso, e al di là delle singole trattative, ciò che emerge con chiarezza dalle parole del ceo è la volontà di mantenere il controllo sulla piattaforma di gestione del risparmio, un asset strategico che, nelle intenzioni, dovrebbe diventare un grande polo italiano ed europeo in grado di competere con i giganti americani.

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