L’argento di Iapichino illumina una mattinata agrodolce per l’Italia ai mondiali indoor di Torun

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La ventitreesima primavera di Larissa Iapichino, figlia d’arte cresciuta nel solco di quella lunga pedana di cui la madre Fiona May fu regina, si arricchisce ora del primo, autentico sigillo mondiale. Nel lungo femminile dei campionati del mondo al coperto, in corso di svolgimento a Torun, la saltatrice azzurra ha conquistato la medaglia d’argento con la misura di 6,87, atterrata proprio all’ultimo salto utile di una finale iniziata sotto il segno della difficoltà. Una gara, la sua, ondivaga e sofferta fin dalle prime battute: forse a causa dell’orario mattutino – le 10.20 in Polonia – o forse per la pressione insita in un appuntamento tanto atteso, Iapichino ha faticato a carburare, rimanendo a lungo invischiata in una zona di classifica che non le apparteneva. I primi quattro tentativi hanno disegnato un percorso incerto: 6,49, 6,69, un salto nullo e un 6,66 che lasciavano presagire ben altro potenziale. Poi, la svolta con il quinto salto a 6,84, un miglioramento immediato che ha rimesso in gioco tutto. E nell’ultima prova, il definitivo balzo a 6,87: un’accelerazione che vale l’argento, ma non il Titolo iridato, perché la portoghese Agate De Sousa aveva già conficcato nella sabbia il suo 6,92, dorato e irraggiungibile. Il bronzo è andato invece alla colombiana Natalia Linares, ferma a 6,80.

Una medaglia costruita tra errori e ripartenze, nell’attesa del guizzo risolutivo

È proprio nella gestione delle difficoltà che va ricercato il valore di questo argento. Iapichino, abituata a esprimersi con continuità nei grandi appuntamenti – lo testimoniano i tre podi europei consecutivi, dall’argento indoor di Istanbul 2023 allo stesso metallo conquistato a Roma 2024 fino all’oro ad Apeldoorn 2025 – si è trovata a inseguire per gran parte della gara. Il suo andamento altalenante, con misure che la mantenevano in sesta posizione a metà della seconda rotazione, sembrava preludere a una giornata storta. Eppure, quando il contest sembrava esserle sfuggito di mano, la 23enne ha composto la sua risposta più matura: non un salto isolato, ma una progressione netta nell’ultima parte della competizione. Quell’atterraggio a 6,84 prima e a 6,87 poi, con cui ha scalato posizioni fino ad aggrapparsi alla piazza d’onore, rappresenta per la sua ancor giovane carriera il primo alloro mondiale, un traguardo che porta con sé il peso specifico della consacrazione oltre i confini europei.

L’Italia chiude la mattinata tra la felicità per il podio e l’amarezza per il settimo posto di Fabbri

Il sorriso per l’impresa di Iapichino non ha però potuto cancellare del tutto il retrogusto amaro che ha accompagnato il resto del contingente azzurro in questa terza giornata di gare. A Torun, la spedizione italiana ha vissuto una mattinata dai contorni netti, quasi antitetici: da un lato l’esplosione di gioia per l’argento della saltatrice fiorentina, dall’altro la delusione, altrettanto evidente, per il settimo posto di Leonardo Fabbri nel getto del peso. Per il pesista, atteso a ben altri traguardi dopo le prestazioni di alto profilo degli ultimi anni, la misura di 20,92 non è bastata per restare agganciato alla lotta per le medaglie. Un risultato che, nel complesso, ha reso agrodolce il bilancio della spedizione azzurra in questa frazione di programma: felice, felicissima per un lato, delusa, delusissima per l’altro. Eppure, proprio nella complessità di queste emozioni opposte si legge il carattere di una squadra che, pur con i suoi alti e bassi, ha saputo comunque incrementare il proprio medagliere.

Una spedizione ormai trionfale che guarda al resto del programma con ambizioni intatte

Quella di Iapichino è infatti la quarta medaglia conquistata dall’Italia in questa rassegna iridata polacca, un bottino che inizia ad assumere i contorni del trionfo collettivo. Si tratta del quarto podio in quattro giorni di gara: agli ori già messi in bacheca da Andy Diaz nel salto triplo, da Nadia Battocletti nei 3000 metri e da Zaynab Dosso nei 60 metri piani, si aggiunge ora questo prezioso argento nel lungo. Un ruolino di marcia di alto profilo, che conferma la profondità di un movimento capace di incidere su più fronti. Nel frattempo, la diretta della manifestazione ha continuato a regalare spunti, con il risultato clamoroso nella staffetta che ha visto gli Stati Uniti sopravanzati dall’Olanda e dal Portogallo, quest’ultimo autore di un nuovo record personale con 3’04″75. Per l’Italia, invece, si è trattato di un’alternanza costante di emozioni: l’attesa per l’avvicinarsi della gara di Fabbri, le speranze per il cammino di Iapichino e infine la sintesi – inevitabilmente contrastante – di una mattinata in cui, alla fine, a prevalere è stata comunque la gioia per un argento mondiale che sa di svolta.

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