Mondiali indoor, Iapichino argento nel lungo: “Oro questione di centimetri, pensavo di avere maledizione”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’ultima giornata dei Mondiali indoor di atletica leggera a Torun si è aperta con la conferma di un’Italia ormai abituata a recitare un ruolo da protagonista sulla scena internazionale. Dopo gli ori di Diaz, Battocletti e Dosso, la spedizione azzurra ha aggiunto un altro prezioso tassello al proprio medagliere grazie a Larissa Iapichino, capace di conquistare la medaglia d’argento nel salto in lungo femminile. La finale, iniziata alle 10.20, ha regalato emozioni e colpi di scena in una pedana caldissima, con la ventitreenne fiorentina che ha dovuto vedersela con la portoghese Agate De Sousa, dominatrice della gara sin dai primi salti. Per Iapichino, argento mondiale indoor a riprova di una crescita costante che la vede ormai stabilmente tra le migliori interpreti della specialità, il rammarico è stato palpabile ma non tale da offuscare la prestazione: un grande salto a 6.87, tirato fuori nel momento del bisogno per rispondere all’avversaria, a cui è però seguita l’immediata replica di De Sousa – che ha fermato la misura a 6.92 – e il terzo posto della colombiana Linares a 6.80. “È mancato poco per l’oro ma tutto sommato mi sono piaciuta nella seconda parte di gara e ho lottato, poi è sempre questione di centimetri”, ha detto la stessa Iapichino al termine della prova, raccontando quasi un senso di maledizione scherzosamente evocato dopo aver sfiorato più volte il gradino più alto del podio.

La mattinata delle finali: dal peso alle prove multiple

Se Iapichino ha aperto le danze con un argento che sa di rivincita dopo le difficoltà iniziali – le polveri bagnate delle prime rotazioni sembravano averla frenata, complice un approccio forse troppo contratto – l’attenzione si è immediatamente spostata sulle altre finali in programma. Erano ben nove, nell’ultima sessione di gare, quelle che andavano in scena tra pedana, pedana e rettilineo, con l’Italia che poteva contare su altri due grandi assi nella manica. Alle 11.23 è stata la volta della finale del lancio del peso maschile, con gli azzurri Nick Ponzio e Leonardo Fabbri pronti a giocarsi le loro carte. Fabbri, che arrivava all’appuntamento con il peso specifico del bronzo mondiale conquistato a Tokyo 2025 e con la miglior misura dell’anno nel curriculum, rappresentava insieme a Iapichino una delle punte più credibili per l’assalto al podio. Contemporaneamente, si stavano disputando le prime prove del pentathlon di Sveva Gerevini, atleta polivalente chiamata a gestire l’energia su più discipline, mentre nelle batterie dei 60 ostacoli erano scese in pista Giada Carmassi ed Elisa Di Lazzaro, entrambe in cerca del pass per la fase successiva.

L’Italia nel medagliere e lo scivolone a sorpresa degli Stati Uniti

Mentre gli azzurri inseguivano nuovi allori, il quadro generale dei Mondiali indoor continuava a riservare colpi di scena. Nel pomeriggio, la diretta ha raccontato un episodio a dir poco clamoroso che ha scosso la gerarchia della classifica a squadre: un vero e proprio crollo degli Stati Uniti, improvvisamente scivolati al terzo posto nella speciale graduatoria dei momenti. A sorpassarli, l’Olanda con il tempo di 3’04″66 e il Portogallo con 3’04″75, quest’ultimo autore di un nuovo record personale che ha acceso l’entusiasmo nella rassegna polacca. Per l’Italia, già a segno con quattro medaglie – tra cui spicca l’argento conquistato da Iapichino – la giornata si prospettava ricca di ulteriori opportunità. La presenza di Fabbri nel peso, insieme a Ponzio, offriva una chance concreta per incrementare il bottino, mentre le prove di Gerevini nel pentathlon rappresentavano un’altra pedina importante in un mosaico che, gara dopo gara, stava disegnando i contorni di una spedizione memorabile.

L’attesa per Fabbri e le batterie dei 60 ostacoli

In attesa dei risultati del peso e delle fasi finali del pentathlon, l’attenzione è rimasta alta sulle pedane di Torun. La lunga mattinata di gare, scandita dalle finali e dalle batterie, ha tenuto incollati gli appassionati a un programma densissimo. Per Leonardo Fabbri, detentore della miglior misura mondiale stagionale, la pressione era quella tipica di chi arriva all’appuntamento con i favori del pronostico; la sua preparazione, costellata da risultati di alto profilo all’aperto, lo aveva designato come uno dei principali candidati all’oro, ma la concretezza del gesto tecnico – in una disciplina dove l’equilibrio emotivo gioca un ruolo spesso decisivo – avrebbe fatto la differenza. Parallelamente, le batterie dei 60 ostacoli hanno offerto un primo assaggio delle qualità di Carmassi e Di Lazzaro, chiamate a superare il turno eliminatorio per proseguire il cammino iridato. L’intera giornata, insomma, si presentava come un crocevia cruciale per il movimento italiano, chiamato a confermare sul piano internazionale i progressi già mostrati nelle precedenti rassegne.

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