Esplosione a Trieste nel giorno di Pasqua: un palazzo di via Baiamonti dichiarato inagibile dopo il boato
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Redazione Interno
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Il boato, che ha rotto il silenzio di una delle vie piú popolose del rione di Chiarbola, è stato tale da far temere il peggio. Era mezzogiorno e tre quarti, domenica 5 aprile, quando una violentissima esplosione ha squarciato l’ultimo piano del civico 16 di via Baiamonti, riducendo l’appartamento – un alloggio affittato a una giovane coppia – a un cratere fumante tra macerie e detriti sparsi sull’asfalto. I vigili del fuoco, usciti in massa dalla vicina caserma di via d’Alviano, hanno domato le fiamme in meno di sessanta minuti; un intervento tempestivo che ha impedito la propagazione dell’incendio al resto della struttura, sebbene i danni strutturali fossero ormai irreparabili. La deflagrazione, la cui origine è ancora al vaglio degli inquirenti (sono state escluse le bombole di gas, mentre si indaga su un possibile corto circuito o su una fuga di metano) -1-4, ha letteralmente spazzato via la facciata del quinto piano, danneggiando pesantemente anche il tetto e scaraventando calcinacci sulla strada sottostante.
Un condominio sventrato e la furia delle fiamme
Lo scenario che si è presentato agli occhi dei soccorritori, giunti sul posto insieme ai carabinieri e alla polizia locale, era quello di un palazzo sventrato. L’esplosione ha devastato l’abitazione che, fortunatamente, al momento dello scoppio era vuota: i due coinquilini – una ragazza triestina e un giovane di origini pachistane – erano usciti per portare a spasso il cane, allontanandosi così dalla zona d’impatto pochi istanti prima del boato. Se da un lato la sorte ha voluto che nessuno dei diretti abitanti di quella casa rimanesse ferito, lo stesso non si può dire per una vicina di casa, una cinquantaseienne rimasta vittima del crollo parziale di un muro divisorio che le è caduto addosso mentre si trovava nel proprio appartamento; la donna è stata trasportata in ospedale per le ferite riportate e per aver inalato una quantità consistente di fumo. Il fragore, descritto dai residenti come "assordante" e accompagnato da una scossa che ha fatto tremare i muri, ha generato un panico immediato: in molti, usciti sui balconi o affacciatisi dalle scale, hanno visto una colonna di fumo nero alzarsi verso il cielo, mentre pezzi di muro e vetri piovevano giù, distruggendo un’automobile parcheggiata proprio di fronte al portone d’ingresso.
Sfollati e accoglienza: le prime ore successive all’esplosione
Le verifiche tecniche, condotte al termine delle operazioni di spegnimento e messa in sicurezza, hanno portato a una decisione draconiana ma inevitabile: l’intero stabile – che conta quindici appartamenti oltre ad alcuni locali commerciali al piano terra – è stato dichiarato inagibile. Un provvedimento che ha lasciato sul lastrico circa venticinque famiglie, costrette a passare il lunedì di Pasquetta lontano dalle proprie case, in attesa di capire quando (o se) potranno fare ritorno tra quelle mura lesionate dalla pressione dell’onda d’urto. La maggior parte di questi sfollati ha trovato riparo autonomamente, ospitata da parenti o amici sparsi in città; per otto persone, invece, è scattata la macchina dei soccorsi comunali. Gestiti dai servizi sociali in collaborazione con la Caritas, questi nuclei – tra cui spicca una famiglia con un bambino piccolo e due coppie – sono stati temporaneamente sistemati in una struttura ricettiva, l’hotel Alabarda di via Valdirivo, dove ricevono assistenza e vitto.
Il dolore per la perdita e gli accertamenti giudiziari
Se tra le persone non si registrano vittime, lo stesso non si può dire per il piccolo Loki, un cane di cinque anni che si trovava chiuso in un appartamento adiacente a quello esploso. Il proprietario dell’animale, un signore che al momento della deflagrazione era fuori casa, ha avuto la straziante conferma del decesso del proprio compagno a quattro zampe nel corso del pomeriggio, quando i pompieri hanno completato la perlustrazione dei locali fumanti. Sul fronte investigativo, gli inquirenti stanno procedendo con i rilievi del caso, cercando di ricostruire con esattezza la dinamica che ha portato a un’esplosione di tale violenza. La Procura, che ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità, ha disposto il sequestro dell’area; per consentire i sopralluoghi più approfonditi, incluso un possibile sorvolo tecnico dell’edificio da parte di un elicottero dei vigili del fuoco per valutare lo stato critico del tetto, il tratto di strada interessato rimarrà interdetto al transito pedonale e veicolare ancora per diversi giorni.




