Esplosione a Trieste in via Baiamonti, palazzo dichiarato inagibile e venticinque famiglie sfollate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’onda d’urto, quella sorda e insieme tagliente che non dà tempo alla paura di prepararsi, ha spezzato il silenzio di una domenica di Pasqua poco prima dell’una. Nel rione popolare di Chiarbola, a Trieste, dove la vita di quartiere scorre tra palazzine fitte e strade trafficate come via Baiamonti, un boato ha squarciato l’ultimo piano del civico 16. La deflagrazione – testimoniano i residenti, ancora scossi – è stata tale da far tremare i vetri e i muri portanti, proiettando all’esterno una nube grigia di polvere e detriti. Subito dopo, le fiamme: hanno avvolto l’appartamento esploso, divorandone ogni struttura, e si sono estese con rapidità ai vani adiacenti, complice forse l’impianto del gas o una bombola, aspetto su cui gli inquirenti stanno ancora raccogliendo elementi senza però formulare ipotesi definitive.

I vigili del fuoco della caserma di via d’Alviano, situata a poche centinaia di metri, sono arrivati in meno di dieci minuti. Hanno domato l’incendio e messo in sicurezza il perimetro in poco più di un’ora, un intervento tempestivo che ha evitato il propagarsi delle fiamme ai piani inferiori. Ma il quadro, una volta spento l’ultimo focolaio, si è rivelato drammatico nella sua evidenza materiale: l’appartamento all’ultimo piano è stato quasi interamente distrutto, con il solaio pericolante e parte della facciata esplosa verso l’esterno; le macerie – calcinacci, infissi arsi, lamiere contorte – hanno invaso il tratto di strada sottostante, ancora interdetto al passaggio pedonale a Pasquetta.

Nessuna vittima tra le persone, ma un cane è morto tra le macerie

Non ci sono stati lutti tra gli esseri umani, circostanza che gli stessi soccorritori hanno definito, a denti stretti, quasi miracolosa. L’esplosione, avvenuta poco prima delle 12.50 di domenica 5 aprile, ha però ucciso un cane che si trovava nell’appartamento interessato dallo scoppio. L’animale, secondo quanto riferito dai residenti che conoscevano il proprietario, non ha avuto scampo. Una donna è stata invece trasportata in ospedale per accertamenti: non sarebbe in pericolo di vita, ma ha riportato diverse escoriazioni e un forte stato di shock. Sul posto sono intervenute anche due ambulanze del 118 e diverse pattuglie della polizia locale, che hanno provveduto a chiudere la strada e a gestire i primi momenti di concitazione tra i curiosi e chi cercava notizie di parenti o vicini.

L’intero stabile dichiarato inagibile, quindici appartamenti sfitti

Al termine delle verifiche tecniche – condotte dai vigili del fuoco insieme ai tecnici comunali – l’intero edificio è stato dichiarato inagibile. La palazzina, che conta quindici unità abitative e alcuni locali commerciali al piano terra, ha subito danni strutturali diffusi: non solo l’appartamento esploso, ma anche i solai, le scale e alcune murature portanti avrebbero riportato lesioni tali da renderne impossibile l’uso, se non dopo interventi di messa in sicurezza e consolidamento. Venticinque famiglie sono state quindi costrette ad abbandonare le proprie case. Di queste, una ventina hanno trovato riparo da parenti o amici, una soluzione che ha permesso di alleggerire la pressione sui servizi sociali.

Otto persone accolte in un hotel, tra loro un bambino e due coppie

Il Comune di Trieste, attraverso i servizi sociali e in collaborazione con la Caritas, ha preso in carico otto persone che non avevano alternative abitative immediate. Sono attualmente ospitate all’hotel Alabarda in via Valdirivo. Si tratta di una famiglia composta da tre persone – tra cui un bambino – e di due coppie. L’assistenza prevede vitto e alloggio per i primi giorni, in attesa di ricollocazioni più stabili o di eventuali contributi per l’affitto. Nessuno degli sfollati, al momento, ha riportato conseguenze fisiche rilevanti, sebbene molti mostrino i segni evidenti dello shock e della perdita improvvisa di ogni riferimento domestico. La procura di Trieste ha aperto un fascicolo per accertare le cause dell’esplosione, senza al momento ipotizzare reati specifici né indagati. Le indagini si concentrano sulla rete del gas e su eventuali manomissioni o malfunzionamenti, ma gli inquirenti non hanno escluso altre piste, inclusa quella accidentale.

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